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Taglio di S&P riporta dibattito su agenzie di rating

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Taglio di S&P riporta dibattito su agenzie di rating

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Errore o fallo intenzionale? Da quando la scure di Standard & Poor’s si è abbattuta su nove paesi dell’Eurozona, è ripreso il dibattito sui conflitti di interesse delle agenzie di rating. C‘è chi denuncia un intento punitivo e chi ricorda invece che è stata proprio l’azione delle “tre sorelle” a stimolare programmi di risanamento in paesi come Spagna e Italia, che ne avevano un bisogno disperato.

Ora la Spagna è stata retrocessa di due scalini al livello A, mentre l’Italia è passata a BBB+, davanti al Portogallo. La Francia piange la perdita della Tripla A che le permetteva di ottenere credito agli interessi più bassi. Stessa sorte è toccata all’Austria.

I mercati hanno reagito freddamente. Ma non certo perché si sentano di ignorare le agenzie di rating, avvertono gli analisti. Piuttosto, la decisione di venerdì non ha fatto che ufficializzare un cambiamento che era già nei fatti, come hanno mostrato le ultime aste di bond pubblici.

Angel Gurria, segretario generale dell’Ocse: “Le cose non sono cambiate molto, dobbiamo semplicemente guardare al sodo, senza farci distrarre dalla questione delle agenzie di rating, della Tripla A o della Doppia A. Limitiamoci a fare quello che va fatto. Il problema è che, reagendo in ritardo e cercando di ottenere sempre l’approvazione dei mercati, anziché adottare tutte le misure necessarie, abbiamo girato in tondo per troppo tempo”.

Eppure, la mossa di Standard & Poor’s qualche problema potrebbe crearlo davvero. Ad esempio, rischia di indebolire il Fondo salva stati, che sta finanziando gli aiuti per la Grecia, l’Irlanda e il Portogallo.

Il fondo deve la propria Tripla A alle garanzie di stati la cui reputazione finanziaria non è più intatta. Questo potrebbe comportare un abbassamento del rating del fondo: un’eventualità che ha già fatto dire ad alcuni deputati tedeschi che gli stati declassati da Standard & Poor’s dovrebbero aumentare i loro contributi.

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Europa rivede le proprie strategie dopo taglio di S&P
 
 

 
Antoine Juillard, euronews: Siamo collegati con Marc Touati, direttore di studi economici per la società finanziaria Assya. Marc, il taglio del rating di nove paesi della zona euro da parte di Standard & Poor’s aumenta il divario tra buoni e cattivi alunni. La classe politica è unanime nel sostenere che non fosse il momento opportuno. Lei pensa che questo downgrade metta a repentaglio gli sforzi per uscire dalla crisi?  
 
Marc Touati, Assya Compagnie Financière: E’ da tempo che la Francia avrebbe dovuto subire un downgrade, è da tempo che non meritiamo più la Tripla A, ma l’abbiamo conservata per simpatia, tra virgolette, nella misura in cui la Francia, grazie alla zona euro e all’asse con Berlino, era percepita come credibile. Il problema è che da anni aumentiamo la spesa pubblica, che oggi è al 57% del Pil. Il debito pubblico ha superato l’85% del Pil e soprattutto, e questo è il dramma, non c‘è crescita. Da quattro anni, i paesi dell’eurozona non crescono, tranne Germania, Paesi Bassi, Lussemburgo e Finlandia. Gli altri non crescono abbastanza nemmeno per pagare gli interessi sul debito. E’ ciò che si chiama la bolla del debito. Il taglio dunque era inevitabile. Ora, è arrivato troppo presto o troppo tardi? Oggi la domanda lascia il tempo che trova perché il problema non è il rating ma la recessione che è ritornata e che è molto pericolosa. 
 
euronews: Questo taglio indebolirà il Fondo europeo salva stati, che aiuta i paesi in difficoltà. I suoi mezzi erano già considerati insufficenti e non è così che potrà rafforzarsi. Non è grave? 
 
Touati: E’ chiaro che sarà difficile conservare la Tripla A per il Fondo. E se questo sarà degradato, diventerà più complicato trovare i fondi per finanziare i paesi in difficoltà. D’altra parte, la Germania di Angela Merkel ha confermato che non vuole aumentare il proprio contributo al fondo di stabilità. Questo significa che sarà difficile sostenere altri paesi, ed è questo che si dimentica. Si tende a intervenire quando il danno è fatto. Bisogna evitare che il debito pubblico aumenti e per centrare l’obiettivo dobbiamo ridurre i deficit e per farlo occorre riportare la crescita. L’errore fondamentale dellla zona euro è che manca la crescita. Anzi è ancora peggio perché nel quarto trimestre si è ripresentata la recessione. E se non si cresce, aumentano i deficit: più aumenta il debito e più ci affossiamo in questo circolo vizioso. 
 
euronews: La Germania ha mantenuto la sua Tripla A, la Francia l’ha persa. Angela Merkel può rallegrarsi dicendosi che oggi è rimasta sola al timone dell’eurozona? 
 
Touati: Nella coppia franco-tedesca, la Germania è il partner più forte e se lo merita perché da dieci anni ha intrapreso riforme draconiane, riducendo la sua spesa pubblica: oggi è al 46% del Pil contro il 57% della Francia. Eppure, i tedeschi non stanno peggio dei francesi. D’altra parte, però, la Germania non può gestire la zona euro da sola, quindi dovrà fare qualche concessione. Ma penso che si aspetti degli sforzi da parte di Parigi, soprattutto in termini di risanamento: questo non significa che si debbano alzare le tasse. Bisogna piuttosto ridurre i costi inutili, come i costi per la gestione della cosa pubblica che in Francia aumentano di dieci miliardi di euro l’anno da dieci anni. Fino a quando la Francia non interverrà in questo settore, sarà difficile uscire dalla crisi.