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La Tunisia e la stampa, verso una libertà difficile

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La Tunisia e la stampa, verso una libertà difficile

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Per la Tunisia del dopo rivoluzione, questo è il week end che celebra ufficialmente, davanti ai grandi del mondo arabo, il primo anniversario della caduta di Ben Ali.

La stampa, prima imbavagliata e diretta dal regime, dà la misura del cambiamento di un paese, culla della primavera araba.

“Abbiamo sentito che finalmente potevamo pubblicare i nostri articoli”, spiega la caporedattrice de La Presse, Oulfa Benhassine, “che non saremmo più stati sotto censura, che le consegne non sarebbero più venute dall’alto per congelare un giornalista, limitare la sua indipendenza o far passare un articolo imposto”.

La rivolta, sgorgata dalla fame di un popolo senza libertà, ha accantonato 23 anni di regime. Ma ora, deve educare se stessa:

“Adesso il lettore sui quotidiani e nei media tunisini vuole che si parli dei suoi problemi”, aggiunge il commentatore Khemaïss Khayati, “Ogni giorno constatiamo le cose positive legate a questa rivoluzione”.

“Questo grande slancio di libertà d’espressione”, spiega il giornalista indipendente Thameur Mekki, “non è accompagnato da professionalità, imparzialità, obiettività. I media si trovano ancora sotto la pressione delle diverse fazioni politiche”.

“La rivoluzione tunisina ha toccato anche l’informazione, che rifiuta ogni tutela che minacci la sua indipendenza”, commenta da Tunisi Abel Delhal di euronews, “I giornalisti hanno criticato la decisione del governo per la nomina di supervisori nel settore. Una decisione che potrebbe minare la libertà d’espressione malgrado le garanzie del partito Ennahdha, che parla di semplice gestione dei media”.