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Nigeria in sciopero, petrolio a rischio

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Nigeria in sciopero, petrolio a rischio

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Quarto giorno di sciopero generale in Nigeria: ogni attività è ferma nelle principali città per la protesta scatenata dai forti rincari del prezzo dei carburanti, dopo i tagli delle sovvenzioni pubbliche.

I sindacati chiedono un passo indietro al presidente Goodluck Jonathan. Altrimenti, minacciano la paralisi del settore trainante dell’economia nigeriana: “Comunichiamo al presidente della Nigeria e a tutti i nigeriani che il nostro sindacato è stato costretto a usare le maniere forti”, annuncia Babatunde Ogun del sindacato Pengassan, “ordinando il blocco della produzione di petrolio e di gas con effetto dalla mezzanotte di sabato”.

I dimostranti, in piazza dal primo gennaio, promettono battaglia a oltranza e intanto cominciano a contarsi: “Quelli che non sono a casa, sono per le strade a protestare”, dice uno di loro, “Se non sei con noi, sei contro di noi. Quindi è meglio se vai e resti a casa tua”.

Una situazione interna ad alto rischio. Ma uno stop al petrolio, 90 per cento delle esportazioni del paese e 2 milioni e mezzo di barili al giorno, avrebbe ovvie ripercussioni negative anche fuori dalla Nigeria.