ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Primarie USA: alla conquista del New Hampshire

Lettura in corso:

Primarie USA: alla conquista del New Hampshire

Dimensioni di testo Aa Aa

Dopo la vittoria per un soffio in Iowa, Mitt Romney, punta alle primarie in New Hampshire, secondo appuntamento della maratona che porterà i repubblicani a scegliere, a giugno, il candidato che sfiderà Obama alle presidenziali di novembre.

L’ex governatore del Massachusset qui vuole una vittoria ben più ampia.

E il verdetto di questo piccolo stato del Nord-Est può essere decisivo per il resto della campagna.

Gli elettori del New Hampshire, circa 250 mila, sono noti per decidersi all’ultimo minuto e per essere spesso in controtendenza.

Dean Spilotes, analista:

“Il nostro è un piccolo Stato, conta in tutto un milione di abitanti. Rappresenta un’opportunità per i candidati per incontrare i cittadini piuttosto che fare campagna solo con i manifesti, la raccolta di fondi o altro.

C‘è una vera tradizione qui di mettere alla prova i politici, di far loro dei test con confronti diretti”.

Esercizio che riesce bene al decano dei candidati repubblicani, Ron Paul, 76 anni, che vuole conquistare il New Hampshire con il motto “gli altri sono per lo status quo, ma gli americani vogliono un vero cambiamento”.

Dato in seconda posizione conta di andare lontano questa volta.

Perché non sia considerato come una semplice meteora, Rick Santorum, che ha ottenuto un sorprendente 2° posto in Iowa, dovrà fare scintille.

Se la performance sarà mediocre, la sua corsa alla candidatura potrebbe fermarsi qui.

Il secondo posto in New Hampshire sarà decisivo.

Michael Dennehy, stretega per i repubblicani:

“Se qualcuno sorprende, se qualcuno arriva a ottenere uno straordinario secondo posto, allora, così come è stato per Rick Santorum in Iowa, questa è già una vittoria e sarà un ottimo inizio per questo candidato che dovrà poi affrontare la Carolina del Sud e gli altri Stati. Un secondo posto in New Hampshire rappresenta veramente una medaglia d’oro”.

C‘è poi il gioco del tutti contro Romney.

Essendo il più papabile dei sei, era quasi naturale una sorta di cartello degli altri cinque ai suoi danni.

Una strategia, che stando agli analisti, potrebbe non pagare se alla fine fosse proprio Romney a rappresentare i repubblicani nella corsa contro Obama per la Casa Bianca.