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Pip, la situazione paese per paese

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Pip, la situazione paese per paese

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Una gelatina poco compatibile con il corpo umano e che sul corpo umano mai è stata testata.

Nel gel al silicone per protesi mammari si riscontrata la presenza di additivi impiegati nell’industria petrolchimica.

Tra questi figurano resine utilizzate per produzioni come quella di carburanti, gomma, computer. L’annuncio della composizione da parte della società Pip di Seyne-sur-Mer di Marsiglia ha sollevato un’onda di panico tra le 300 mila donne che si sono fatte impiantare le protesi mammarie.

“È terribile pensare che ho qualcosa di tossico dentro di me”.

“Ho avuto dolori, mi sembrava di bruciare, è terribile”.

“È iniziata la mia tortura, mi sono recata in diversi ospedali, ma tutti i medici mi dicevano che dovevo tornare dove ero stata operata”.

Danesi, spagnole, italiane, tutte le 300 mila donne hanno la stessa protesi eppure la loro situazione è diversa da paese a paese.

La stragrande maggioranza delle protesi è stata impiantata in Gran Bretagna, Francia e Brasile, il altri Paesi come Germania non si dispongono ancora di dati.

Spagna e Repubblica Ceca per il momento chiedono alle interessate di consultare il medico che le ha operate.

Francia e Venezuela sono i Paesi che consigliano di far rimuovere la protesi accollandosi le spese.

In Italia e in Belgio le spese saranno pagate solo se necessario,.

Anche se il problema è diffuso in 65 paesi, ognuno di questi ha scelto una linea sensibilmente diversa dagli altri.

Una cocofonia legata sicuramente ai forti interessi economici che gravitano attorno settore.

Alla Francia, comunque, il ritiro delle protesi costerà alla mutua 60 milioni di euro.

Il legame tra protesi e cancro in ogni modo non è provato, il pericolo certo è invece quello della sua rottura, che per Parigi si verifica nel 5% dei casi.