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Iran, le conseguenze delle sanzioni sul petrolio

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Iran, le conseguenze delle sanzioni sul petrolio

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Una buona notizia. Così Washington ha salutato le sanzioni europee sul petrolio iraniano.

Un accordo di principio, che i 27 confermeranno nella riunione dei ministri degli Esteri del prossimo 30 gennaio, intesa non semplice da ottenere e che sarà ancora più difficile da attuare.

Alcuni stati membri, come la Grecia che non ha nascosto le proprie preoccupazioni, si sono opposti duramente.

“Abbiamo discusso di questo e delle difficoltà create dalla situazione iraniana. Riteniamo che la crisi debba essere affrontata in modo delicato e coordinato”.

Il petrolio pesa per il 60% sul bilancio iraniano, il 18% è venduto all’Europa.

L’Italia dipende da questo per il 40% e le sue importazioni sono pari al 13%, la Grecia con le importazioni iraniane risponde al 50% del proprio fabbisogno.

La Spagna importa circa il 14%.

Con l’Iran fuori gioco, il problema sarebbe trovare un altro fornitore e contenere l’aumento dei prezzi.

Che potrebbe arrivare a 200 dollari il barile per Teheran. Giocando in difesa, l’Iran mette in guardia.

Ramin Mehmanparast, portavoce del ministro degli Esteri iraniano: “I primi paesi a pagare il costo dell’embargo sarebbero i Paesi occidentali”.

L’Iran, secondo paese produttore dell’Opec, vede nei Paesi asiatici il naturale sbocco per il proprio greggio. Vista la dipendenza di molte economie asiatiche, difficilmente appoggeranno l’embargo.

Jonathan Barratt, economista: “Vedremo una nuova forma di diplomazia, in cui economie, come India, Cina e Giappone potrebbero ottenere un prezzo di favore sulle importazioni di petrolio dall’Iran, perché quest’ultimo ha bisogno di vendere, dall’altra parte si avranno Stati Uniti e altri Stati che faranno pressioni per trovare altre fonti e rispondere ai propri bisogni energetici”.

Teheran ha tradito un certo nervosismo minacciando di chiudere Hormuz, prezioso canale di transito per il 40% del petrolio mondiale.

Bluff o minacce reali, le sanzioni contro l’Iran aprono un nuovo capitolo nel braccio di ferro tra Teheran e Occidente.