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Gli Stati Uniti minacciano di sospendere gli aiuti da circa un miliardo di euro all’anno che vengono corrisposti alle forze armate egiziane. E’ la conseguenza dell’operazione di polizia giudiziaria che giovedì ha portato alla perquisizione delle sedi di 17 organizzazioni non governative, tra cui almeno due sono americane.

“Il raid – dice Heba Morayef di Human Rights Watch – rappresenta una grave escalation e una mossa senza precedenti, non è avvenuto nemmeno ai tempi di Mubarak. Ogni tanto ci sono stati provvedimenti contro qualche Ong, ma questa operazione a largo spettro contro organizzazioni egiziane e internazionali è molto grave, come la decisione di chiuderne alcune”.

“Io penso – aggiunge l’attivista politico Abdu Qasim – che l’assalto a queste organizzazioni che operano in Egitto rappresenti una violazione dei diritti umani e una violazione della tutela dei diritti dei cittadini egiziani in generale, prendendo come scusa il fatto che questi gruppi accetterebbero fondi dall’estero”.

Sono i presunti finanziamenti esteri all’origine dell’operazione condotta dalla polizia giudiziaria. Non tutte le voci sono contrarie al raid.

“Respingo il diritto delle organizzazioni di prendere soldi dall’estero – dice il candidato alla presidenza dell’Egitto Ahmed Gabr -. Vorrei che qualsiasi ente che prende una sola lira da fuori dell’Egitto venisse chiuso. Non dobbiamo accettare che qualcuno ci paghi per governare il nostro Paese”.

Le Ong interessate dal raid hanno giocato un ruolo importante nella sollevazione che ha portato alla caduta di Mubarak e ora sono critiche nei confronti del Consiglio militare al potere.

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