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Ultraortodossi contro donne, polemica in Israele

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Ultraortodossi contro donne, polemica in Israele

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Una troupe televisiva viene spintonata da un gruppo di ebrei ultraortodossi dopo un reportage. Accade a Beit Shemesh in Israele.

Pomo della discordia la considerazione che questa comunità ha delle donne: qui le signore devono sedere dietro nel bus e devono essere vestite di nero. Imposizioni frutto di usanze retrive, difficili da estirpare.

La vicenda è balzata sulle prime pagine di alcuni quotidiani israeliani non quando sono state mostrate scritte sui muri che invitano a vestire in modo dimesso, ma da quando questa bambina di otto anni Naama Margolese si è rifiutata di andare a scuola per evitare i continui insulti lungo la strada.

E per fugare ogni dubbio quest’attivista che distribuisce volantini in favore della dignità delle donne, decide di prendere posto in autobus di fronte a un uomo, provoncando un’immediata reazione.

Questa la risposta del leader di un gruppo ultraortodosso, Yaakov Halperin: “Una donna è giudicata innanzitutto per la sua decenza. Se si siede nella parte posteriore del bus non è una vergogna, non è meno degna. Mostra la sua modestia e questo è il comportamento di una vera donna ebrea”.

I giovani protestano e le polemiche hanno costretto Banjamin Netanyahu a prendere le distanze dagli intransigenti. La stampa critica il premier: secondo alcuni analisti, Netanyahu sarebbe scioccato non perché i fatti siano nuovi, ma perché questioni vecchie hanno colpito una bambina bionda e dagli occhi azzurri.