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Gaza torna a produrre e spera di poter tornare a esportare

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Gaza torna a produrre e spera di poter tornare a esportare

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Fiori. I fiori sono uno dei pochissimi prodotti che Gaza può ancora esportare. Dopo quattro anni e mezzo di embargo militare e a tre anni esatti dall’operazione militare israeliana Piombo Fuso che ha causato la distruzione parziale delle industrie, come vive la popolazione?

Gli agricoltori continuano a coltivare nonostante non sia permesso loro di vendere in Cisgiordania e in Israele.

Secondo il Palestine Trade Center, le imprese si sono rialzate e se fossero autorizzate sarebbero pronte a esportare di nuovo, tornando al 60% dei livelli del 2005.

Nel frattempo, l’economia passa sottoterra, attraverso i tunnel. La chiusura dei valichi è imposta da Israele, che la giustifica con il rifiuto di Hamas di bloccare il traffico d’armi.

Dei sei passaggi esistenti, due sono chiusi, due sono aperti soltanto per circostanze eccezionali come esigenze mediche, uno serve per i carburanti e il sesto per il transito di diplomatici e altro personale autorizzato.

Le zone industriali come quella di Karni sono state bombardate durante l’offensiva.

Le ferite sono ancora aperte: tra il 27 dicembre 2008 e il 18 gennaio 2009 sono morti 1.400 palestinesi, la maggior parte civili, e 13 israeliani, di cui tre civili

Nel settembre 2009, il Consiglio dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite pubblica il rapporto della commissione d’inchiesta guidata dal giudice sud-africano Richard J. Goldstone, in base al quale sia l’esercito israeliano sia Hamas sono accusati di “atti assimilabili a crimini di guerra”.

La pubblicazione del rapporto aumenterà le distanze tra Hamas e Fatah, perché nonostante nello scorso marzo l’Olp abbia ottenuto la possibilità di adire la Corte Penale Internazionale grazie a una Raccomandazione Onu, a oggi non ha ancora agito.

In aprile, c‘è un colpo di scena: il giudice Goldstone sconfessa il suo rapporto. “Oggi sappiamo molto di più su quanto avvenne nella guerra di Gaza . Se avessi saputo allora ciò che sappiamo oggi, il rapporto sarebbe stato differente. Israele non ha dato l’ordine di colpire i civili”.

Come conseguenza, il premier ebraico Beniamin Netanyahu ne chiede l’immediata abrogazione.

Intanto tra le fazioni palestinesi si fanno strada tentativi per ricomporre le divisioni. Come testimonia il recente incontro in Egitto tra Fatah, Hamas e altri 13 gruppi.

Un’Anp più forte è necessaria per portare avanti le istanze palestinesi nelle istituzioni internazionali. E quello dei prigionieri è uno dei temi principali.

Il ministro palestinese dei detenuti, Issa Qaraqe, e una delegazione di ex carcerati, si sono recati al Parlamento europeo all’inizio di dicembre per fare pressioni affinché il governo israeliano rispetti i diritti dei prigionieri.

“Se tutto è secondo le regole – dice l’europarlamentare Proinsias De Rossa, presidente della delegazione per le relazioni con il Consiglio legislativo palestinese – non vedo per quale motivo non ci sarà permesso di verificare”.

Ma tra raid israeliani e lanci di razzi palestinesi, la vita per il milione e seicento mila abitanti di Gaza rimane dura.