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Cuba apre le porte. Fuggiranno i cervelli?

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Cuba apre le porte. Fuggiranno i cervelli?

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Uscire liberamente da Cuba. Potersi allontanare per due anni e conservare il diritto a ritornare. E’ quello che i cittadini sognavano da mezzo secolo.

Dall’inizio degli anni ’60, la rigida legge in vigore richiedeva un visto di uscita, valido un mese e rinnovabile fino a 10 volte, ma che poteva essere rifiutato senza spiegazioni. E se non si tornava entro la scadenza, si perdeva ogni possibilità di rientrare.

Restrizioni che hanno spinto i cubani all’esilio, la maggior parte verso gli Stati Uniti e spesso su imbarcazioni di fortuna in cui molti hanno trovato la morte. Negli anni ’90, questa ondata di emigrazione è esplosa.

La riforma attuale rappresenta una vera rivoluzione.

“Per riunire le famiglie cubane con i membri che vivono fuori dal Paese, sarà un bel cambiamento – è uno dei commenti raccolti per le strade. – Per i Cubani che stavano qui, che hanno una famiglia, figli o parenti negli Stati Uniti, sarà positivo.”

“Penso sia una buona cosa – aggiunge una donna -. Dovremmo cambiare questo sistema in modo che i Cubani possano andare ovunque vogliano.”

“La società cubana – precisa un uomo – è sempre stata libera di mantenere questa norma o derogare. Infatti, l’Assemblea Nazionale sta esercitando proprio la libertà di cambiare le nostre regole.”

Da molti mesi, le regole a Cuba stanno cambiando. L’ideologia che ha sempre permeato la vita dell’isola lascia pian piano spazio al pragmatismo economico. Recentemente, hanno visto la luce due riforme che prevedono il diritto di vendere i propri beni e di ottenere prestiti in banca.

“E’ molto importante – spiega una cittadina – e ci permette di acquistare cose che non possiamo comprare in contanti.”

“Va bene per tutti – dichiara un piccolo comemrciante -. Quelli che avviano un’attività, possono partire da zero. Con questa misura hanno i soldi per finanziarsi.”

La strada imboccata mostra l’intenzione di migliorare i rapporti con l’estero e in particolare con gli Stati Uniti. Cosa che potrebbe portare alla fine delle sanzioni.

Ma in un Paese noto per l’ottima preparazione che le sue università forniscono, l’abolizione dei visti d’uscita rischia di comportare, come effetto collaterale, la fuga di cervelli.