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Genocidio armeno: per la Turchia questione d'onore

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Genocidio armeno: per la Turchia questione d'onore

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Il genocidio degli armeni è riconosciuto solo da una ventina di paesi, e da alcune istituzioni internazionali come il parlamento europeo. Altri paesi, fra cui Germania e Regno Unito, preferiscono parlare di “massacro”.

Lo scorso ottobre Sarkozy, in visita in Armenia, preparava il terreno: “Se un grande paese come la Turchia dovesse riconoscere le pagine buie della sua storia, e quindi l’esistenza del genocidio degli armeni, la Francia come l’Armenia lo considererebbe un formidabile passo avanti”.

La reazione di Ankara non si fece attendere. Uno schiaffo, più che una dichiarazione, quella di Erdogan: “Adesso il presidente francese visita l’Armenia da dove fa raccomandazioni tendenziose alla Turchia usando quest’argomento come strumento elettorale. Risolvete i vostri problemi, prima di fare la morale agli altri”.

Un’allusione alle colpe della Francia che, come ricordano spesso in Turchia, si sarebbe macchiata a sua volta di genocidio o crimini contro l’umanità in Algeria.

La disputa affonda le sue radici all’epoca della disgregazione dell’Impero ottomano. Fra il 1878 e il 1918 l’Impero ha perso l’85 per cento delle sue terre. La prima guerra mondiale appare come un’opportunità di riscatto.

E allora, sotto la pressione dei “Giovani turchi”, nazionalisti rivoluzionari del partito Unione e progresso, nel novembre 1914 il sultano entra in guerra a fianco della Germania, contro gli Alleati e la Russia. Gli armeni si trovano corteggiati da turchi e russi, e alla fine si schierano con lo zar.

È a questo punto che le versioni divergono. La Turchia afferma che bisognava difendere l’impero dal nemico. Interi villaggi di armeni vengono deportati verso l’interno dell’Anatolia, in carri bestiame o a piedi, la maggior parte muore di fatica. Le cifre variano a seconda delle fonti: per i turchi le vittime sono 500 mila, per gli armeni fino a un milione e mezzo. La storia ufficiale turca espunge di fatto questo periodo dai libri di storia, e la parola “genocidio” dal suo vocabolario. Impossibile ammettere che alle origini della gloriosa Repubblica di Atatürk ci sia un crimine contro l’umanità.

La legge votata in Francia nel 2001 era costituita da un solo articolo che dichiarava: “La Francia riconosce il genocidio armeno del 1915”. Oggi, il passo successivo: la penalizzazione del negazionismo. Un progetto di legge simile, dopo un primo tentativo nel 2006, era stato respinto l’anno scorso proprio dal partito di Sarkozy. Perché il voltafaccia? Per Erdogan non c‘è dubbio: Sarkozy sente sul collo il fiato della potente lobby armena in vista delle presidenziali dell’anno prossimo.