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La nuova Duma: un cammino in salita

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La nuova Duma: un cammino in salita

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Se il buongiorno si vede dal mattino, l’orizzonte della nuova Duma si annuncia carico di nuvoloni. Sotto un cielo grigio, in circa 50.000 avevano manifestato il 10 dicembre a Mosca, per contestare l’ufficiale esito delle elezioni. Mai in così tanti erano scesi in piazza nella capitale russa per esprimere il proprio malcontento dall’avvento dell’era Putin. Un record che i dimostranti promettono però subito di polverizzare con la nuova manifestazione indetta per sabato.

Nel mirino è la legittimità di una nuova Duma, secondo critici e osservatori internazionali, nata all’ombra di diffuse frodi. Sotto il peso della contestazione, la Commissione elettorale centrale ha annullato i risultati di 21 dei circa 95.000 seggi, ma alcune Ong parlano di semplice operazione di maquillage: appena una goccia, dicono, nel mare degli oltre 1.600 ricorsi presentati.

Il rovescio di Russia Unita, che perde la maggioranza qualificata, induce intanto a un cambio di strategia.

“Siamo aperti ad eventuali coalizioni – diceva il presidente Medvedev già all’indomani del voto -. E questo, nonostante la maggioranza alla Duma ci consentirebbe di non cercare alleanze. Ripeto però che siamo disposti al dialogo con le altre forze politiche”.

Nonostante l’idillico quadretto offerto ai media, qualche crepa nelle certezze del Cremlino aveva cominciato ad aprirsi già nelle settimane precedenti al voto.

Mai, all’atto della sua candidatura alle prossime presidenziali, Putin avrebbe immaginato la salva di fischi che hanno accolto una sua recente esibizione di arti marziali. E mai avrebbe pensato di veder rimbalzare sulle televisioni russe le immagini della contestazione ai suoi danni. Punta di un iceberg contro il quale, secondo alcuni analisti, al voto di marzo la corazzata del potere russo potrebbe andarsi addirittura a schiantare.