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Corea del Nord al bivio. Quale futuro con Kim Jong-un?

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Corea del Nord al bivio. Quale futuro con Kim Jong-un?

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Marionetta del potere costituito o volto di una nuova leadership? Pedina della continuità o uomo della transizione? Dalla morte del padre, il mondo si interroga su Kim Jong-un e sulla guida che imprimerà alla Corea del Nord: anacronistico bastione comunista alle prese con una boccheggiante economia e un crescente isolamento internazionale, che continua a far parlare di sé anche per il suo scottante dossier nucleare.

“Giurando fedeltà a Kim Jong-un – dice il corrispondente della Reuters in Cina, Benjamin Kang -, i militari hanno anzitutto lasciato intendere che la prospettiva di un colpo di stato è alquanto improbabile. Di fatto hanno messo tutto il loro sostegno a disposizione del nuovo leader. Quanto si annuncia è quindi un dopo Kim Jong-il caratterizzato da una guida collettiva, piuttosto che dalla dittatura di un solo uomo. Kim Jong-un dovrà dividere il potere non solo con suo zio, il cognato del padre, ma anche con l’esercito”.

Lo zio Jang Song-taek da una parte, l’esercito dall’altra: un cordone sanitario che, se da un lato vuole compensare la sua scarsa esperienza e dubbia statura politica, dall’altra sembra destinato a ridurne sensibilmente i margini di manovra. Priorità riconosciuta anche a livello anche internazionale è comunque per ora soprattutto la stabilità interna.

Preoccupazione numero uno è l’arsenale nucleare di Pyongyang: secondo alcuni analisti un’arma alla mercè di lotte intestine, che potrebbero scatenarsi in caso di mancato ricononiscimento della legittimità di Kim Jong-un alla successione.

“Il test missilistico di lunedì – dice ancora Benjamin Kang – è da considerarsi un invito all’Occidente a non interferire nelle questioni interne del Paese in questa fase di transizione e di lutto. Ritengo però che non effettueranno altri test nucleari. A meno che non vengano provocati”.

Altrettanto esplosiva è, sul fronte interno, la sfida rappresentata dall’economia: reduce da 10 anni consecutivi di recessione, la Corea del Nord va oggi peggio di quella ereditata nel 1994 da Kim Jong-il. A fare le spese di politiche fallimentari e liberalizzazioni abortite sono circa 6 milioni di cittadini, che necessitano di aiuti.

L’avallo al nuovo leader da parte della Cina sembra confermare l’asse tra Pechino e Pyongyang: un patto di ferro per la Corea del Nord di vitale importanza commerciale, che i vicini del Sud sperano però presto di spezzare, in nome di riappacificazione e libero mercato.