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Havel: il presidente simbolo della libertà riconquistata

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Havel: il presidente simbolo della libertà riconquistata

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Vaclav Havel è l’uomo simbolo della lotta al totalitarismo sovietico.

Nasce a Praga, nel 1936, poco prima dell’entrata delle truppe tedesche in

Cecoslovacchia. La sua è una famiglia della borghesia colta centro-europea,

proprietaria tra l’altro di sale cinematografiche.

Nel 1948 il paese viene invaso dai sovietici. Tutte le proprietà della famiglia Havel, sono

confiscate. Il giovane Vaclav non può andare all’Università, ma riesce

comunque a pubblicare poesie e opere teatrali.

Gli anni 60 cominciano bene per lui: nel 1964, sposa Olga Splichalova. Diventa

drammaturgo al teatro di Praga, mentre il paese viene attraversato da un’ondata

di libertà.

Ma nell’agosto del 1968 i carri armati sovietici mettono fine alla Primavera di

Praga. Gli scritti di Havel vengono proibiti. Lui viene ripetutamente arrestato

e incarcerato. Per sopravvivere farà l’operaio in una fabbrica di birra.

Con la repressione sovietica sotto la guida di di Leonid Brezhnev, finisce

l’era del socialismo dal volto umano e del suo leader Aleksander Dubcek.

Per la Cecoslovacchia cominciano vent’anni di totalitarismo.

Solo nel 1989, la svolta. Havel, ormai il più noto dissidente del blocco

sovietico, guida il suo paese nella “Rivoluzione di velluto” verso la

democrazia.

L’importanza del suo ruolo viene riconosciuta. E’ lo stesso vecchio parlamento

comunista che lo elegge Presidente. La carica gli viene poi confermata qualche

mese dopo, nelle prime elezioni libere del paese.

Ma una volta dissolto il collante sovietico, Repubblica Ceca e Slovacchia

scelgono un divorzio consensuale nel 1992. una soluzione che non trova

l’appoggio del presidente, contrario all’indipendenza della Slovacchia.

Non gli resta altro da fare che consegnare le dimissioni e lasciare ai suoi

ministri il compito di gestire la scissione.

Ma la gente la pensa diversamente e lo elegge presidente della nuova repubblica Ceca. Doveva essere un ruolo soprattutto simbolico, ma Havel torna sulla scena mondiale con forza. Le sue posizioni spesso lo portano a scontrarsi con il governo.

Nel 1996 sua moglie Olga muore per un tumore e poco dopo anche a lui viene asportato un polmone.

Rieletto nel 1998 alla presidenza, Havel si batte per l’adesione del paese alla

Nato, ottenuta nel 99.

Sempre accompagnato dalla sua seconda moglie, l’attrice Dagmar Veskrnova, che

ha sposato nel 97, Havel porta a termine il suo secondo mandato nonostante una

salute sempre più fragile.

Nel 2003 il suo ex primo ministro Vaclav Klaus prende il suo posto e viene eletto presidente della Repubblica Ceca.

Qualche mese piû tardi un referendum ratifica la volontà popolare di aderire all’Unione europea. La Repubblica Ceca entra in Europa un anno dopo nel

maggio 2004.

Nel maggio del 2008, per il 40esimo anniversario della primavera di Praga, Havel torna in pubblico dopo un’ennesimo soggiorno in ospedale. E lancia un appello a tutti i popoli del mondo che si battono per la liberta:

“Le nostre opinioni ci impongono di essere solidali con i dissidenti dei paesi dove esistono ancora dei poteri più o meno autoritari”.

Si chiude così un capitolo della storia di questo piccolo grande paese dell’Europa centrale. Vaclav Havel, poeta e drammaturgo dissidente divenuto

capo di stato, sarà ricordato soprattutto come l’artefice della rivoluzione di velluto