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Liegi, una strage per non tornare in prigione

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Liegi, una strage per non tornare in prigione

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Temeva di dover tornare in prigione. E’ forse questo il movente che ha spinto Nordine Amrani a scatenare la strage di Liegi per poi uccidersi. Era infatti in libertà vigilata dopo una condanna per spaccio di droga e doveva tornare in commissariato.

“Non abbiamo trovato altre granate in piazza St. Lambert e nelle altre perquisizioni – dice il procuratore della Repubblica Danièle Reynders. Aveva con sé 9 caricatori pieni, ognuno da 30 munizioni. La sua salute mentale non è stata mai messa in discussione”.

Il corpo di una quarta vittima della strage è stato ritrovato in un garage usato da Amrani. E’ quello della collaboratrice domestica di una vicina di casa.

Il 33enne Nordine Amrani faceva collezione di armi, ma nel quartiere dove viveva, tutti lo ricordano come un tipo tranquillo.

“Sì, sì, era conosciuto nel quartiere – dice una vicina -. Non sapevo del traffico d’armi, ma di quello con le piante di cannabis sapevano tutti”.

Le prime fasi dell’inchiesta hanno confermato che Amrani si è sparato un colpo in testa e non è stato ucciso da una delle granate che ha lanciato contro i passanti.

Delle oltre 120 persone che ha ferito, 5 sono ricoverate in rianimazione in gravi condizioni.