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Unesco: vittoria dal gusto amaro per i palestinesi

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Unesco: vittoria dal gusto amaro per i palestinesi

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Era lo scorso 31 ottobre quando l’assemblea generale dell’Unesco ha detto sì all’adesione della Palestina.

107 stati membri su 194 hanno votato a favore, 14 contro , 52 gli astenuti.

Tra i no: Israele e Stati Uniti.

Presidente dell’assemblea, Katalin Bogyay:

“Ladies and gentlemen, the General Conference has decided to admit Palestine as member of UNESCO.”

I palestinesi chiedevano questo riconoscimento da 22 anni.

Una vittoria dal gusto amaro.

Immediate le rappresaglie di Israele. Che ha ripreso, dando un’accelerata, il processo di colonizzazione e ha bloccato il trasferimento di fondi all’autorità palestinese.

Se su pressione internazionale il blocco è stato revocato, sono state gettate le fondamenta per 2000 nuove abitazioni.

La ritorsione americana invece si è abbattuta direttamente sull’Unesco. Stando a una legge, Washington non può finanziare un’agenzia dell’onu che riconosca la Palstina come stato.

La direttrice dell’Unesco, Irina Bokova:

“Gli Stati Uniti contribuiscono al bilancio dell’Unesco per il 22% , se togliamo anche la quota degli israliani per il 2012, diventa pesante.

Il contributo al bilancio da parte di ogni stato membro è un obbligo nei confronti dell’organozzazione. Penso che gli Usa cambieranno la legge”.

All’adesione all’Unesco, non ha fatto seguito l’ingresso all’Onu.

La domanda è stata fatta dal leader palestinese lo scorso settembre ed é ancora all’esame dell’organizzazione..

Mohammud Abbas:

“Dopo anni di trasferimenti, occupazione, sofferenze, i tempi sono maturi perché il mio popolo viva come tutti gli altri, libero in uno stato indipendente”.

Senza contare il veto statunitense, cosa certa, i palestinesi sulla carta hanno al momento al proprio fianco sei stati membri.

Abbas lavora perché almeno nove stati membri appoggino la candidatura.