ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Marzuki, il presidente fiero di essere tunisino

Lettura in corso:

Marzuki, il presidente fiero di essere tunisino

Dimensioni di testo Aa Aa

Oppositore storico del regime di Ben Ali, Moncef Marzuki è rientrato in Tunisia, lo scorso 18 gennaio, qualche giorno dopo la fuga del dittatore.

Nerologo di preofessione, difensore dei diritti umani è stato accolto come eroe, dai compatrioti che aveva dovuto lasciare dieci anni prima per sfuggire alla repressione del regime di Ben Ali.

Nel suo appartamento parigino, il 10 gennaio scorso, prima di partire per Tunisi, Marzuki evoca la sua candidatura alle presidenziali.

“Vorrei far parte di questa nuova tunisia, anche come presidente. Non è questo il problema, per la prima volta nella mia vita sono orgoglioso di essere tunisino e di essere arabo”.

Leader del partito di sinistra “Congresso per la repubblica”, che aveva fondato nel 2001, durante la campagna elettorale si avvicina alle posizione di Ennahda, il partito islamico, che come lui ha tra le sue priorità quella di promuovere l’identità araba- musulmana.

In base alla spartizione del potere, Hamadi Jebali, numero due del partito islamico, sarà il suo primo ministro.

Parlando della nuova Tunisia, ai microfoni di euronews, quest’ultimo qualche settimana fa diceva:

Hamadi Jebali:

“Sarà uno stato dei cittadini uno stato dove tutti i godranno di diritti, qualunque sia la propria appartenenza politica, qualunque sia la religione.

Sarà uno stato garante delle libertà individuali e collettive, uno stato che si baserà su istituzioni indipendenti.

Jebali deterrà il vero potere.

Marzuki, come presidente disporrà di poteri limitati, gestirà la politica estera e sarà comandante in capo dell’esercito.

Il mandato di entrambi durerà un anno, il tempo di redigere la nuova Costituzione.

fin

1.00 unesco 31/10/2011 (“The United States of America: no”, “France: yes”, “Israel: no”)

Era lo scorso 31 ottobre quando l’assemblea generale dell’Unesco ha detto sì all’adesione della Palestina.

107 stati membri su 194 hanno votato a favore, 14 contro , 52 gli astenuti.

Tra i no: Israele e Stati Uniti.

1.14 Unesco Assembly President, Katalin Bogyay

“Ladies and gentlemen, the General Conference has decided to admit Palestine as member of UNESCO.”

1.23 applause

Da semplici osservatori, i palestinesi chiedevano questo riconoscimento da 22 anni.

Una vittoria dal gusto amaro.

1.31 palestiniens economy et settlements

Immediate le rappresaglie di Israele. Che ha ripreso, dando un’accelerata, il processo di colonizzazione e ha bloccato il trasferimento di fondi all’autorità palestinese.

Se su pressione internazionale il blocco è stato revocato, sono state gettate le fondamenta per 2000 nuove abitazioni.

1.51 siège unesco

La ritorsione americana invece si è abbattuta direttamente sull’Unesco. Stando a una legge, Washington non può finanziare un’agenzia dell’onu che riconosca la Palstina come stato.

2.01 sot Irina Bokova

“Gli Stati Uniti contribuiscono al bilancio dell’Unesco per il 22% , se togliamo anche la quota degli israliani per il 2012, diventa pesante.

Il contributo al bilancio da parte di ogni stato membro è un obbligo nei confronti dell’organozzazione. Penso che gli Usa cambieranno la legge”.

2.29 AbbaS à L’onu en septembre

A questo, non ha fatto seguito l’ingresso all’Onu.

La domanda è stata fatta dal leader palestinese lo scorso settembre ed é ancora all’esame dell’organizzazione..

2.39 sot Abbas

“Dopo anni di trasferimenti, occupazione, sofferenze, i tempi sono maturi perché il mio popolo viva come tutti gli altri, libero in uno stato indipendente”.

2.59 streets ramallah with palestinian flags

Senza contare il veto statunitense, cosa certa, i palestinesi sulla carta hanno al momento al proprio fianco sei stati membri.

Abbas lavora perché almeno nove stati membri appoggino la candidatura.

3.15 ends