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Rebus Transnistria. Giallo sulle elezioni del Paese che non c'è

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Rebus Transnistria. Giallo sulle elezioni del Paese che non c'è

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Opposte rivendicazioni fanno slittare i risultati delle presidenziali della Repubblica che non c‘è. Rebus geopolitico dal crollo dell’Unione Sovietica, la Transnistria ribelle all’autorità Moldava spera nelle urne per avvicinare l’agognato riconoscimento di vicini e diplomazia internazionale.

Proclamatosi vincitore a spoglio quasi ultimato, Evgeni Shevchuck parla già da presidente e promette una “politica più chiara nei confronti di Ucraina, Russia e Unione Europea”, per risolvere problemi ormai più che ventennali.

Non riconosciuta dalla comunità internazionale, la Transnistria dichiarò la sua indipendenza dopo il collasso dell’Unione Sovietica e una breve guerra con Chisinau.

Da allora ininterrottamente al potere ma in apparente ritardo nello spoglio, l’ex protetto del Cremlino Igor Smirnov ha ottenuto dalla Commissione elettorale un riconteggio dei voti.

Nell’attesa dei risultati, che non dovrebbero arrivare prima di mercoledì, da Chisinau c‘è intanto chi confida soprattutto nel voltafaccia di Mosca.

“Potrebbe essere che si vada incontro ad un avvicinamento fra Chisinau e Tiraspol – ipotizza Radu Vrabie, dell’Associazione per la Politica Estera -. E’ quanto la Russia si augura in questo momento nell’ambito dei negoziati con l’Unione Europea”.

E proprio il peso della volontà russa, non manca già di alimentare recriminazioni.

“Quanto sta accadendo – dice l’inviato di euronews, Sergio Cantone – ha tutta l’aria di un cambio di regime in cui il Presidente Smirnov dovrebbe finalmente abbandonare il potere dopo quasi 20 anni, per facilitare una soluzione al vecchio conflitto tra la Moldavia e la Transnistria. Un cambio di regime che lo stesso presidente considera eterodiretto dalla comunità internazionale”.