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L'accordo di Bruxelles non allenta la morsa dei mercati

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L'accordo di Bruxelles non allenta la morsa dei mercati

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Il piano per contrastare la crisi dell’eurozona non passa l’esame dei mercati. Quello che da una parte è stato presentato come un grande passo avanti nel processo di integrazione economica e fiscale tra i paesi, dall’altra è ritenuto insufficiente da molti osservatori economici per riconquistare la stabilità. Le piazze finanziarie europee, hanno inaugurato la settimana chiudendo fortemente in negativo.

Justin Urqart Stewart – Seven Investment Management:

“Una delle prime questioni è se gli attuali membri dell’eurozona saranno capaci di seguire e di rispettare le regole e i mercati stanno pensando: probabilmente no”.

Per l’agenzia di rating Moody’s l’accordo di Bruxelles non è sufficiente nel breve termine. Moody’s ha fatto sapere che manterrà i paesi dell’eurozona sotto osservazione e potrebbe rivederne il rating nel primo trimestre 2012.

La diffidenza che pervade i mercati viaggia dunque sulla delusione di quanti giudicano l’accordo di Bruxelles un compromesso debole e incerto.

Annibale Fracasso – euronews:

“Il tanto atteso vertice europeo “salva-Euro” di Bruxelles non ha affatto convinto i mercati su una rapida uscita della zona euro dalla pesante crisi finaziaria che l’attanaglia da quasi due anni. Caroline Newhouse, lei è uno dei capi economisti della banca BNL-BNP-Paribas, la zona euro sembra sempre più impantanata in questa terribile crisi e non ne vede la fine.”

Caroline Newhouse, Bnl-Bnp Paribas:

“Non so se si può dire che siamo lontani dall’uscita da questa crisi, comunque, i mercati sono rimasti delusi dall’esito del vertice europeo. E due punti essenziali hanno rappresentato un vero passo avanti. Da una parte ci sarà una riforma dei trattati per una maggiore disciplina finanziaria del bilancio all’interno della zona euro e d’altra parte, questa disciplina finanziaria dei bilanci si farà grazie a una maggiore solidarietà tra i paesi dell’eurozona”.

euronews:

“Lei parla di ritrovata solidarietà tra i Paesi dell’Unione Europea, ma la scelta della Gran Bretagna di tirarsi fuori da qualsiasi revisione dei trattati europei ha costretto gli altri partner a una soluzione di ripiego, sia pur dignitosa, che rischia di impallinare l’euro come moneta di riferimento. I due terzi degli scambi finaziari mondiali passano dalla borsa di Londra e sono in sterline.”

Newhouse:

“È vero che il Regno Unito è arrivato al tavolo dei negoziati con delle richieste che erano particolarmente importanti, ma orientate a di Londra una sorta di piazza offshore della zona euro. Quando si leggono i titoli della stampa britannica, anche se gli antieuropei sono contenti della posizione di Cameron, sembra che la piazza finanziaria britannica sia essa stessa preoccupata per ciò che è stato deciso, e che esclude effettivamente la Gran Bretagna dai passi avanti verso i quali si impegna l’eurozona e l’Unione Europea”.

euronews:

“A ricordare ai mercati che non c‘è molto da stare allegri sono le agenzie di notazione che si preparano a declassare il rating di quasi tutti i paesi dell’eurozona. E se Mooody’s ha annunciato il suo verdetto per il primo trimestre del prossimo anno, Standard & Poors farà molto probabilmente cadere la sua mannaia già questa settimana sia sulla Francia che sulla Germania.”

Newhouse:

“Ad ogni modo perché questo trattato intergovernativo sia ratificato, occorrono ancora tre mesi e credo che sarà, senza dubbio, questo il periodo in cui ci saranno le maggiori incertezze. Dopo bisognerà riporre fiducia su ogni governo perché cambi almeno, nella sua costituzione e introduca la famosa “regola d’oro” senza che si passi attraverso un referendum ma i attraverso li parlamenti nazionali”.

euronews:

“Crede sinceramente che questo accadrà veramente tra tre mesi? Qui parliamo di Parlamenti, come quello greco, assediati quotidianamente dai cittadini e in Italia, lunedi prossimo, ci sarà sciopero generale contro il governo di Mario Monti.”

Newhouse:

“Che cosa farebbero paesi come la Grecia, l’Italia, la Spagna, il Portogallo se l’eurozona scoppiasse? Avrebbe senso per ciascuno reintrodurre la moneta di dieci anni fa? Credo che si assisterebbe a una svalutazione della moneta, all’inflazione, a una perdita di competitività e inoltre si avrebbe uno zoccolo duro che resterebbe nella zona euro. Questo non è nell’interesse di nessuno. Siamo orientati ad andare più lontano: ad andare verso una mutualizzazione dei debiti e verso un federalismo economico e politico”.

euronews:

“Alla sorpresa generale, la grande assente di questo vertice è stata la Banca Centrale Europea, non certo per assenza del suo Presidente Mario Draghi ma perchè i 17 leaders della zona euro gli hanno di fatto preferito il Fondo Monetario Internazionale quale pilota capace di tirarci fuori dalla crisi.”

Newhouse:

“Draghi ha impresso una svolta differente alla politica monetaria dopo Trichet, ciò coinvolge la bce come prestatore in ultima istanza delle banche, e credo che ciò che è stato deciso nel corso della riunione della Bce di govedì scorso lo dimostri; in compenso, la Bce non svolge un analogo compito per gli Stati.