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Durban: accordo in extremis, valutazioni opposte

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Durban: accordo in extremis, valutazioni opposte

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Un accordo storico, oppure il mondo si è accontentato del minimo: due valutazioni opposte emergono all’indomani del vertice di Durban sul surriscaldamento climatico, conclusosi dopo numerosi rinvii e una maratona notturna.

Si rischiava il nulla di fatto, il rinvio all’anno prossimo o addirittura di dover ripartire da zero: evitare questo è già stato un successo. A maggior ragione se ora si è riusciti a coinvolgere in modo impegnativo tutti i Paesi, senza eccezioni, come sottolinea il ministro britannico:

“Quello che siamo riusciti a fare oggi è un grande successo per la diplomazia europea, siamo riusciti a mettere su carta degli impegni precisi e coinvolgere anche i principali Paesi inquinatori, come Stati Uniti, India e Cina, in un processo che porterà a un accordo onnicomprensivo globale”.

È praticamente opposta la valutazione degli ambientalisti:

“Siamo delusi. Ci aspettavamo un’azione immediata per contrastare il cambiamento climatico, è evidente che qui il problema principale è stata la mancanza di ambizione in termini di azioni immediate per ridurre le emissioni di carbonio. Praticamente, ne siamo usciti con una scatola vuota”.

L’accordo prevede l’estensione del protocollo di Kyoto e nel contempo impegna i Paesi firmatari,che ora sono tutti, a un processo che prevede tre anni di discussioni a partire dall’anno prossimo, la definizione poi di un nuovo quadro di impegni legali che entreranno in vigore dal 2020. E il fatto che tutti i Paesi accettino di andare verso impegni legalmente vincolanti è la grande novità di Durban.