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Ue: patto fiscale, c'è l'accordo ma Londra dice no

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Ue: patto fiscale, c'è l'accordo ma Londra dice no

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Non c‘è unanimità fra gli Stati Europei, ma sono compatti quelli dell’eurozona al vertice anti-crisi. Dopo una notte di discussioni, i Paesi che condividono la moneta unica hanno trovato un accordo su un patto fiscale per garantire bilanci più sani.

L’unico Stato a dire no è il Regno Unito, mentre Repubblica Ceca, Svezia, Danimarca, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Ungheria e Bulgaria dovranno consultare i rispettivi parlamenti. I 17 membri della zona euro firmeranno l’accordo intergovernativo, a marzo o prima.

Ci saranno conseguenze automatiche per quei Paesi che sforeranno il limite del rapporto deficit-pil del 3 per cento. Come afferma il presidente del Consiglio europeo.

“Abbiamo trovato un accordo su un nuovo fiscal compact”, ha detto Van Rompuy. “Questo significa rafforzare le nostre regole sulla procedura di deficit eccessivo rendendole più automatiche. Significa anche che gli Stati membri dovranno sottoporre i loro progetti di bilancio alla Commissione”.

L’Europa utilizza dunque le parole di Mario Draghi il presidente della BCE che alcuni giorni fa aveva evocato il “fiscal compact”, l’accordo con regole senza revisione dei Trattati, come soluzione per salvare l’euro e dare una risposta ai mercati. Accordo che obbligherà gli Stati anche ad avere il pareggio di bilancio come norma costituzionale.

“L’accordo assomiglia molto al fiscal compact e sarà la base di una politica economica più disciplinata per i membri dell’area euro”.

La banca centrale europea gestirà i fondi del Meccanismo di stabilità europeo che entrerà in vigore prima del previsto, nel luglio 2012, e avrà un tetto di 500 miliardi di euro come chiesto dalla Germania.