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La Mafia Spa e i paradisi fiscali

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La Mafia Spa e i paradisi fiscali

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I tesoretti degli evasori italiani restano al riparo dal fisco nazionale. Tassando i conti in Svizzera, Roma avrebbe potuto recuperare 9 miliardi di euro ma ha optato per attendere il via libera di Bruxelles. E sul punto non c’è unità tra i 27: la fuga in avanti di Germania e Regno Unito con accordi bilaterali non è stata apprezzata: “Sono casi da non ripetere” – secondo il Commissario alle questioni fiscali – che preferisce attendere e superare le resistenze della Francia per elaborare una posizione comune. Attesa che priva l’Italia di circa 9 miliardi di euro- «Denari che farebbero comodo per rimpinguare le casse pubbliche » afferma il deputato elvetico Dick Martin. Ma resta aperto l’interrogativo sulla natura di quei capitali.

Il riciclaggio attraverso il sistema bancari

I paradisi fiscali favoriscono il proliferare di affari illeciti e Il sistema bancario internazionale ne è consapevole , come messo nero su bianco dal Comitato per la supervisione di Basilea nella propria Carta di principi: « I criminali ed i loro associati utilizzano il sistema finanziario per effettuare pagamenti e trasferimenti da un conto all’altro; per dissimulare l’origine dei fondi e l’identità del proprietario effettivo; per mettere in serbo banconote in cassette di sicurezza. Queste attività sono comunemente designate come riciclaggio di fondi di provenienza illecita ».

Lo Scudo fiscale, autostrada per il rimpatrio di proventi illeciti

La finestra finora aperta per recuperare i capitali illegalmente detenuti all’estero è lo scudo fiscale, che rivela come la Svizzera sia la destinazione preferita nel 70% dei casi. Il secondo ospite di conti e asset è il Principato di Monaco poi seguono a ruota Lussemburgo , San Marino, Austria, Liechtenstein. Dai dati della Banca d’Italia si evince che con lo scudo all’inizio dell’anno sono stati rimpatriati 3,819 miliardi di euro dalla Repubblica del Titano.

I flussi di denaro nelle banche sammarinesi

Il caso di San Marino è emblematico: nel comunicato della Guardia di Finanza del 22 febbraio il piccolo Stato è definito “testa di ponte” per le frodi Iva e snocciola dati da brivido: 550 società coinvolte, 65 verifiche fiscali, 42 imprenditori denunciati, 400 milioni di euro di redditi evasi per un ammanco di versamenti Iva di circa 125 milioni di euro. Quello che emerge è un sistema complesso di società fiduciarie dietro cui c’è l’ombra delle mafie. Il circuito che gonfia finte fatture e pompa denaro fuori dai confini dello Stato Italiano per poi reimmettere i capitali nel Bel Paese permette di evadere milioni di euro di Iva facilmente, acquisendo sul mercato tricolore con una posizione di vantaggio.

I capitali in odore di Mafia

Negli ultimi anni la lente d’ingrandimento della magistratura ha cominciato ad evidenziare la natura di parte di quel capitale. Le 25 ordinanze di custodia cautelare in carcere spiccate a settembre nei confronti di tre storici clan della camorra ne rappresentano l’esempio più recente. L’operazione Staffa, coordinata dalla procura di Milano, ha consentito di ricostruire il percorso del denaro sporco appartenente a più organizzazioni criminali della camorra da tempo stabiletisi a Milano. Il ricavato di tangenti imposte ad esercenti, furti e rapine nel napoletano veniva riciclato a San Marino con la complicità di professionisti. Un esempio di come la lavatrice della malavita usi le banche, che si confermano – secondo gli inquirenti – uno dei passaggi chiave nel fiorente business della moderna Mafia Spa.

Da leggere

Quaderno di studio sul contrasto al riciclaggio

I dati sullo scudo fiscale della Banca d’Italia

Accordi della Svizzera in materia fiscale

Prevenzione dell’utilizzo del sistema bancario per il riciclaggio di fondi di provenienza illecita