ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Il castello della camorra

Lettura in corso:

Il castello della camorra

Dimensioni di testo Aa Aa

Ventinove stanze affrescate, soffitti di legno, scale in marmo, un parco di 60 mila metri quadrati. L’ottocentesco castello di Miasino, in provincia di Novara, in Piemonte dunque ben lontano dalla tradizionale culla dell’organizzazione mafiosa campana, è un bene confiscato dallo Stato al boss della camorra Pasquale Galasso. Nonostate questo provvedimento, la residenza continua ad essere gestita dalla S.r.l che fa capo alla moglie. Non è il solo caso in Italia, dove aggredire il patrimonio delle mafie resta un’impresa ardua.

Il patrimonio delle Mafie Spa

La storia della residenza del boss della camorra però è emblematica: utilizzata come dimora fino all’arresto nel 1992, il castello di Miasino viene sequestrato insieme ad un patrimonio del valore di decine di miliardi. Dopo la condanna del boss in via definitiva nel 2007 e la confisca del bene due anni dopo, la famiglia Galasso non restituisce le chiavi e continua a gestire la residenza in cui si organizzano feste di matrimonio, compleanni, convention.

Per gli abitanti del paese è il “castello della camorra”, per l’ Agenzia nazionale che si occupa della gestione dei beni confiscati resta un “bene con criticità”: nonostante sia confiscato è indisponibile alla collettività perché bloccato da un’ipoteca da 600 milioni di euro accesa direttamente dalla famiglia del boss. Uno stratagemma classico per restarne in possesso – secondo gli addetti ai lavori – e inceppare l’iter della legge Rognoni- la Torre che ne impone il riutilizzo.

I beni confiscati in Italia: la punta di un iceberg

Secondo il rapporto annuale dell’ Agenzia nazionale, nella stessa situazione della residenza di Miasino ci sono in tutta la penisola oltre 2400 beni immobili, quasi il 30% del totale di 9857. La metà è finora stato “consegnato e destinato” per finalità pubbliche. La lettera della Legge Rognoni – La Torre introdotta nel 1983 non è ancora applicata completamente e il braccio di ferro per sottrarre i patrimoni alla malavita continua.

L’81% dei beni confiscati si trova nelle quattro regioni meridionali, con una netta prevalenza della Sicilia. Seguono la classifica Lombardia e Lazio dove si trovano il 13% dei beni. In Piemonte c’è l’1,2% per un totale di 123 unità. Con la confisca dal 1983 al 2009 sono stati recuperati valori pari a oltre 220 milioni di euro, secondo il procuratore capo della Direzione nazionale antimafia Piero Grasso, questo importo rappresenta il 10% del patrimonio mafioso: la punta di un iceberg.

Le stime del patrimonio mafioso

Per avere un’idea del fatturato della Mafia Spa è utile considerare le cifre raccolte dalla rivista Economy nel 2003, anno in cui le mafie avrebbero guadagnato dal traffico di stupefacenti, dalla contraffazione, dallo sfruttamento della prostituzione, dall’usura dal contrabbando di sigarette, dalle estorsioni, dai traffici di armi, dall’immigrazione clandestina e dagli appalti, circa 130 miliardi di euro, pari al 7% del Pil quell’anno. Un volume d’ affari enorme che svela il potere economico delle mafie Spa a livello internazionale.

La lista dei patrimoni confiscati in Italia rappresenta la traccia concreta dei proventi di affari illeciti che valicano i confini nazionali. In assenza degli strumenti necessari anche a livello europeo, questa rischia di restare l’unico tassello per comporre il mosaico dei tesori accumulati dalle holding mafiose in Europa.

Da leggere:

Relazione 2011 Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata

Ministero dell’Interno