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Sims: "Per evitare il collasso l'Ue deve restare unita"

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Sims: "Per evitare il collasso l'Ue deve restare unita"

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È tempo di Nobel a Stoccolma, in Svezia. È qui che

abbiamo incontrato il professor Christopher Sims, vincitore del premio per l’economia insieme al collega Thomas Sargent. I due studiosi statunitensi sono stati insigniti del Nobel per le ricerche che hanno condotto negli anni Settanta e Ottanta sulle cause e gli effetti nell’economia.

L’Accademia Reale Svedese delle Scienze ha sottolineato come il loro lavoro abbia “posto le basi della moderna analisi macroeconomica”.

Isabelle Kumar, euronews:

“Christopher Sims, grazie di essere con noi su euronews. Purtroppo Thomas Sargent non può essere presente oggi perché indisposto, ma penso che lei possa parlare anche per lui nello spiegarmi brevemente perché avete vinto il premio Nobel”.

Christopher Sims, vincitore del Nobel 2011 per l’economia:

“Tom è stato insignito del premio per il suo lavoro su un’idea chiamata delle aspettative razionali, cioè l’idea che, per prendere una decisione oggi, si guarda al futuro. All’epoca in cui lavorava su quest’idea, questa nozione apparentemente di buon senso non era in realtà incorporata nei modelli usati per l’economia politica. Questo ha cambiato veramente il modo in cui questi modelli venivano fatti. Il mio lavoro invece non era collegato con le aspettative razionali, se non indirettamente. Ai tempi c’era una controversia fra i cosiddetti monetaristi e i cosiddetti keynesiani, che sono due scuole di pensiero in economia. I monetaristi pensavano che il motore dell’economia fosse l’offerta di denaro, e che le recessioni e le fluttuazioni economiche fossero in gran parte causate da errori commessi nella politica monetaria. I keynesiani pensavano invece che non fosse la politica monetaria la forza principale dietro il ciclo economico.

Le mie ricerche hanno contribuito a sviluppare metodi statistici che hanno permesso di sbrogliare la matassa”.

euronews:

“Cambiamo ora argomento e spostiamoci sulla crisi nell’eurozona, che domina le prime pagine da mesi. Secondo lei quanto manca al collasso della zona euro?”

Christopher Sims:

“Penso che sia sull’orlo del collasso. Nel 2002 scrissi un articolo che parlava della probabilità che si verificasse una crisi come questa. Al tempo stesso dicevo – e penso ancora che sia così – che anche se non conosciamo la risposta alla domanda, la domanda è: gli europei voglio preservare l’euro abbastanza da essere disposti a costruire al volo le istituzioni fiscali che sono necessarie? O l’euro ha un supporto politico così debole che finirà per collassare?”.

euronews:

“Ogni volta che bisogna fare qualcosa in Europa ci si mette del tempo, ci si muove lentamente, perciò che cosa succederà se nel frattempo l’Italia diventa insolvente, quali effetti a catena possiamo immaginare?”

Christopher Sims:

“La Bce può evitare che l’Italia diventi insolvente, quel che non può evitare è che la Bce stessa diventi insolvente. La Banca centrale europea in realtà non potrebbe diventare insolvente perché può stampare denaro, ma se i conti vanno davvero male, potrebbe essere costretta a farlo, e se fosse costretta a stampare denaro, questo provocherebbe l’inflazione, che è quello che temono i tedeschi”.

euronews:

“Allora, non sappiamo quanto ci vorrà per uscire da questa crisi, ma quando ne usciremo pensa che vedremo apparire un nuovo ordine mondiale in cui le potenze oggi dominanti si ritroveranno svantaggiate rispetto a questi nuovi, forti mercati emergenti?”

Christopher Sims:

“No, non lo penso, la Cina sta crescendo molto in fretta, ma i lavoratori cinesi non sono altrettanto istruiti, nemmeno lontanamente, il suo sistema politico è primitivo sotto molti aspetti… e abbiamo già visto altri paesi crescere in fretta per raggiungere i livelli dell’Occidente e poi rallentare, e ci possono essere assestamenti dalle conseguenze terribili in questa fase di rallentamento, com‘è accaduto in Giappone.

Ora, nella zona euro ci possono essere enormi cambiamenti, a seconda che questo momento storico diventi o meno una linea di spartizione fra un periodo in cui l’Europa si stava avvicinando all’unità e un periodo in cui si sta dividendo di nuovo. Io penso che se l’Europa diventerà ancora più unita, sarà molto più potente e ne trarrà solo vantaggi”.

euronews:

“È stato detto che quando gli Stati Uniti starnutiscono il resto del mondo, Europa inclusa, prende un raffreddore. Ora sembrerebbe che le cose si siano invertite, gli Stati Uniti sono estremamente preoccupati per la crisi dell’Eurozona. Qual è la posta in gioco per gli Usa?”

Christopher Sims:

“In caso di collasso della zona euro, ci saranno altre grosse perdite. Molte banche e istituzioni finanziarie saranno in difficoltà, e noi non abbiamo idea di quanto e in che modo questo influirà sulle istituzioni finanziarie Usa”.

euronews:

“Lei come la vede?”

Christopher Sims:

“Io vedo che non ho idea di quel che succederà. E temo che un eventuale collasso europeo potrebbe creare per esempio una doppia recessione negli Stati Uniti, perché probabilmente avrebbe una serie di effetti a catena sulle istituzioni finanziarie Usa”.

euronews:

“Lei insegna all’università, a studenti destinati probabilmente a rappresentare in futuro la prossima classe dirigente. Come vede il mondo che li attende?”

Christofer Sims:

“Se confrontiamo la situazione dei giovani di oggi con quella dei giovani di ottanta o cent’anni fa, non c‘è da lamentarsi. Da allora sono avvenuti molti fatti positivi nel mondo, e penso che le generazioni future continueranno ad avere idee brillanti e trovare modi di creare nuove istituzioni politiche, e nuove tecnologie, per cui sono ottimista”.