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La Camorra imprenditrice di Michele Zagaria

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La Camorra imprenditrice di Michele Zagaria

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Nell’impero dei Casalesi Michele Zagaria si sentiva al sicuro: a ridosso dei Comuni di Casal di Principe, Casapesenna e San Cipriano d’Aversa in un fazzoletto di 16 km quadrati appena, vivono 50 mila abitanti e 1200 condannati al 41 bis, il carcere duro, il regime speciale per i condannati per mafia. Il clan dei Casalesi, organizzato come una federazione di famiglie rette da una cupola, ha una struttura elastica moderna : «incomparabile nel sistema camorristico campano», precisa la Direzione Investigativa Antimafia.

«O’ Sistema» conquista il Nord Italia

L’espressione più evoluta d’«O’ Sistema» mischia tradizione contadina e fiuto imprenditoriale: Zagaria ovvero il terziario avanzato della società mafiosa investiva nel mattone ma fanno capo ai Casalesi vari traffici in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia. Cavallo di troia per l’infiltrazione economica nel Nord Italia il riciclaggio dei proventi miliardari di attività illecite. Dal traffico di droga transanzionale all’usura: un flusso di denaro, che sfugge ai controlli delle banche e degli operatori finanziari, refrattari a suonare campanelli d’allarme – secondo il procuratore capo di Forlì, Fabio di Vizio. Tutta questa ricchezza per fruttare deve cristallizzarsi in beni e proprietà, gli stessi che con i provvedimenti di sequestro e confisca vengono aggrediti dallo Stato. Ma riportare in mano pubblica il patrimonio sottratto alle organizzazioni mafiose resta ancora oggi un iter lungo e complesso.

Casalesi, il patrimonio confiscato

Come rende noto la DIA nel rapporto sull’attività di contrasto nel secondo semestre 2010 (pag. 306), solo il 10% dei beni della camorra sequestrati, sono stati poi confiscati : degli oltre 7 milioni di euro di valori sottratti ai Casalesi, solo 750 mila sono passati definitivamente in mano pubblica. La legge per aggredire i patrimoni mafiosi esiste in Italia, ma manca in Europa dove la criminalità organizzata approfitta del libero commercio tanto quanto i comuni imprenditori.

L’infiltrazione in Europa

I Casalesi si muovono agilmente in Germania, Belgio, Regno Unito, Polonia, Spagna, Paesi Bassi assumendo sempre più la forma di «holding criminali ». Grazie alla collaborazione di insospettabili, i cosiddetti «colletti bianchi» i traffici che ingrossano i conti del sistema mafioso sfuggono ai controlli delle leggi nazionali. Il parlamento europeo ha cominciato a muovere i primi passi verso una lotta unitaria al crimine organizzato. Per la prima volta, la relazione proposta di recente da Sonia Alfano, europarlamentare gruppo ALDE, ha tracciato il profilo degli strumenti necessari, a cominciare dall’ istituzione di una procura europea antimafia. Una strada da percorrere alla svelta, ha ribadito con insistenza il procuratore antimafia di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, perché “il crimine organizzato sta comprando pezzi del Vecchio Continente”.

Da leggere :
Relazione semestrale DIA 2010

I beni confiscati alle mafie in Italia

Strumenti europei nel contrasto alle mafie