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Durban, anche il Canada contrario a prorogare il protocollo di Kyoto

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Durban, anche il Canada contrario a prorogare il protocollo di Kyoto

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Mentre la Conferenza di Durban sul clima punta alla conclusione, il Canada finisce sotto i riflettori. Come gli Usa, la Russia e il Giappone, non intende sottoscrivere il rinnovo del protocollo di Kyoto. Una posizione che ha scatenato le proteste colorate degli ambientalisti e quelle diplomatiche della Gran Bretagna.

“Per il Canada il protocollo di Kyoto non porta alla soluzione. E’ un accordo che copre meno del 30 per cento delle emissioni globali, qualcuno dice il 15 per cento, o ancora meno”, ha detto il ministro canadese all’Ambiente.

I 190 paesi presenti alla Conferenza dovrebbero impegnarsi a disporre dei tagli alle emissioni per contenere entro 2 gradi il riscaldamento globale del pianeta.

L’Unione europea è pronta a rinnovare gli impegni di Kyoto, ma pone delle condizioni.

Clima: la crisi stimolo per promuovere programmi  a basso consumo energetico
 

Stephan Grobe, euronews:
 
-Con noi in collegamento da Durban, Jo Leinen, capodelegazione del parlamento europeo alla Conferenza Onu sul clima.
Signor Leinin, lei ieri ha fortemente criticato Cina e Stati Uniti per essere i principali ostacoli al trattato, oggi sembra che la Cina si stia muovendo verso questa direzione. È così, ci sono vermente dei progressi, anche sulla base delle proposte europee?
 
 
 
  
Jo Leinen, capodelegazione del parlamento europeo alla Conferenza Onu sul clima:
 
“ In tre conferenze sul clima c‘è stato questo match di ping-pong tra China e Usa, che ha bloccato l’intero processo. Adesso pare sia la Cina pornta a fare un passo avanti. MA dobbiamo ancora vedere se la cina voglia obblighi solo  per i Paesi sviluppati o per quelli emergenti. Dobbiamo capire, ma la Cina si muove”.
 
 
  
  
-Ad arrancare anche Usa e India, le più grandi democrazie del mondo. Perché è così complicato convicerle della necessità di un accordo?
 
  
  
“Beh, ci sono differenze fondamentali tra i due Paesi. Negli Usa è la sovrabbondanza,  l’American Way of life che molti temono verrà perso nel caso di un accordo.
In India ci sono 400-500 milioni di persone che giornalmente lottano contro la fame e il governo teme che un’intesa possa ostacolare lo sviluppo.
Abbiamo due approcci completamente diversi, ma in fin dei conti si tratta di due democrazie che necessitano del sostegno della gente e i politici non possono ne vogliono consultare i propri cittadini”.
 
  
  
-L’economia mondiale attraversa una grave crisi e all’orizzonte non si vede la fine. Molti Paesi che devono far ricorso a misure d’austerità devono tagliare anche i costi per le misure salvaclima. Cosa direbbe , come conciliare sviluppo e clima?
 
  
 
“Dobbiamo sbarazzarci degli antagonismi e creare una situazione di cui tutti possano approfittare.
In ogni caso dobbiamo risparmiare energia e usarla in modo più parsimonioso.
 
La crisi attuale deve esserci da stimolo per promuovere programmi di crescita e di investimento basati sul risparmio e l’efficienza energetica, nel settore delle costruzioni  del trasporto. La crisi non deve essere una scusa per investire di meno sul clima”.
 
 
 
  
-La prossima conferenza sul clima si terrà in Qatar nel 2012. Cosa prevede, cosa apsettarci fino a allora, crede che ci saranno dei pogressi o passi indietro?
 
  
  
“I Paesi produttori di petrolio sono da sempre recalcitranti, ma il Qatar è un paese moderno, non solo ospiterà i mondiali di calcio , ma anche la conferenza sul clima. E credo che il Paese voglia mostrare al mondo di essere riuscito a traghettarsi dal passato al futuro.
Speriamo che con questa conferenza i PAesi della regione del Golfo salgano finalmente a bordo e la tutela del clima possa avanzare.