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Il vaso di Pandora del nuovo trattato

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Il vaso di Pandora del nuovo trattato

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Francia e Germania lo vogliono scritto nero su bianco. Vogliono un nuovo trattato che definisca chiaramente le nuove e piu’ severe regole di bilancio. Ma la coppia Sarkozy-Merkel sà benissimo che cosi’ apre il vaso di Pandora.

Due le opzioni sul tavolo: secondo la prima ipotesi, i trattati devono essere modificati per includere il nuovo testo, ma per questo ci vuole la ratifica di 27 stati membri. Nella seconda ipotesi invece bisogna fare un nuovo accordo, limitato ai 17 paesi della zona euro lasciando la porta aperta a coloro che vogliono unirsi piu’ tardi.

La prima ipotesi sembra meno realistica perché piu’ esposta ad un no di uno o piu’ paesi. Per il trattato di Lisbona, l’Irlanda ha dovuto organizzare due referendum prima di ottenere l’approvazione dei propri cittadini. E in Gran Bretagna il premer euroscettico David Cameron ha promesso un referendum se ci fosse un significativo passaggio di poteri a Bruxelles.

Sembra quindi piu’ probabile un accordo a 17 ma anche in questo caso, non mancano i cavilli giuridici, come ci spiega Marianne Dony la presidente dell’Istituto di studi europei a Bruxelles:

“Consideriamo l’esempio di un trattato indipendente, come era inizialmente quello di Schenghen, fino a quando i trattati sono separati e indipendenti da quello dell’Unione europea, devono avere le proprie istituzioni, i propri organi, non possono utilizzare in prestito quelli dell’Unione europea, perchè sono separati. Questo è l’inconveniente maggiore”

Nel caso del trattato di Schenghen, sono passati 12 anni prima che questo accordo fosse inserito nei trattati. Se ci sarà un’intesa al vertice europeo venerdi’ gli esperti dovranno trovare la formula meno ingarbugliata.