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Ue: approvato codice condotta per eurodeputati

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Ue: approvato codice condotta per eurodeputati

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Trasparenza. Questa la parola d’ordine del primo codice di condotta per i parlamentari europei che hanno approvato, quasi all’unanimità, un testo che stabilisce le norme da rispettare per evitare conflitti d’interesse.

Si introduce così il divieto di ricevere compensi per influenzare le decisioni parlamentari.

“È molto efficace – sostiene Enrique Guerrero del Partito socialista – perché obbliga i deputati a comunicare le loro attività, le proprietà e se hanno rapporti con gli attori economici. Li costringe a non accettare alcun tipo di contributo per il loro lavoro e li obbliga a dichiarare tutto, introducendo sanzioni per chi non lo fa”.

“La trasparenza dei comportamenti sta nella coscienza – dice Carlo Casini deputato del Partito Popolare europeo – non c‘è legge che tenga se non c‘è questo senso alto del proprio dovere”.

Non è passato l’emendamento che chiedeva ai parlamentari di indicare tutti i lobbisti con cui vengono in contatto e la competenza penale resta ai giudici nazionali.

“Al momento il codice di condotta non comprende un periodo di inattività per i membri del Parlamento europeo, questo significa che una volta lasciato l’incarico possono accettare immadiatamente consulenze dalle lobby, creando un conflitto d’interessi – spiega la responsabile dell’organizzazione Trasparency International – Inoltre, preoccupa il fatto che le sanzioni non sono severe come avremmo voluto ed è ancora possibile un secondo lavoro per i membri del parlamento”.

Il nome di chi violerà il codice sarà segnalato in rosso sul sito del Parlamento. L’idea di una legge era nata dopo lo scandalo rivelato, nella primavera scorsa, da un giornale britannico che smascherò tre deputati disposti a vendere il loro voto a giornalisti che si erano presentati come lobbisti.

“Il largo sostegno del parlamento europeo per l’approvazione del codice di condotta era scontato prima ancora di conoscerne il contenuto – spiega da Bruxelles la corrispondente di euronews, Raquel García Alvarez – È difficile immaginare che un deputato europeo, il cui stipendio supera i 6000 € netti al mese, più altri 4000, sempre mensili, per le spese correnti, possa difendere la necessità di regali extra, impopolari specialmente adesso, in tempi di crisi”.