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Merkel "costretta" a dire no agli eurobond

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Merkel "costretta" a dire no agli eurobond

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Angela Merkel e la partita degli eurobond. Con l’avvicinarsi del summit europeo del 9 dicembre, si intensificano le pressioni sul cancelliere tedesco. Convincerla potrebbe però rivelarsi ben più difficile del previsto.

La sua coalizione si regge sull’apporto dei liberali, la cui ortodossia finanziaria è ancora maggiore di quella dei cristiano-democratici. Merkel non può permettersi di contrariarli, così come non può non tenere conto della propria debolezza al Bundesrat, espressione del potere dei lander.

Merkel ha il sostegno del proprio partito, ma solo fino a quando si manterrà ferma sui dogmi condivisi da 3 tedesci su 4: no a un ruolo rafforzato per la Bce e no all’emissione di obbligazioni europee.

Con un margine di manovra così ristretto, l’appello lanciato pochi giorni fa dal ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, rischia di rimanere inascoltato: “La più grande minaccia alla sicurezza e prosperità della Polonia – aveva detto in una visita a Berlino – sarebbe il collasso dell’eurozona. Mi rivolgo perciò alla Germania affinché, per il vostro bene e per il nostro, aiutiate i paesi dell’euro a sopravvivere. Sapete bene che nessun altro è in grado di farlo”.

Stefan Grobe, euronews: Germania paladina dell’Europa? Ne parliamo con Claudia Kade, corrispondente da Berlino per la versione in tedesco del Financial Times. La pressione che i dirigenti europei e i mercati finanziari esercitano sul cancelliere Angela Merkel si fa ogni giorno più intensa. In diverse occasioni abbiamo visto che i no pronunciati dalla Merkel si sono trasformati un poco alla volta in si. Succederà lo stesso con gli Eurobond?

Claudia Kade: Lo ritengo molto probabile. La domanda è quando. Merkel si è infilata in un vicolo cieco. Al summit europeo della prossima settimana, vuole convincere i suoi colleghi ad adottare norme di austerità più severe e riforme dei trattati. Per ottenere ciò che chiede, dovrà probabilmente fare delle concessioni. Gli altri paesi vogliono gli eurobond, o, in alternativa, che la Bce fornisca fondi illimitati per salvare l’euro.

euronews: Quanto è forte la posizione della Merkel in Germania? Può contare su un sostegno sufficiente nel governo e tra la popolazione?

Kade: Si, per il momento ha le spalle protette. Il suo indice di popolarità è addirittura cresciuto durante l’estate. Credo che ora sia intenzionata a mostrare più determinazione e ad accettare un ruolo di guida in Europa, dopo le tante esitazioni del passato. Ma per mantenere il consenso dovrà mostrarsi irremovibile nell’affrontare la crisi. Se scenderà a compromessi sugli eurobond o su un ruolo rafforzato per la Bce o sulla fornitura di fondi illimitati, la situazione potrebbe mutare. Il sostegno della popolazione e quello del suo governo potrebbero svanire in fretta.

euronews: La coalizione della Merkel poggia su un partner indebolito ma essenziale, i liberali, che hanno organizzato un referendum di partito, a metà dicembre, sul piano salva-euro del cancelliere. Che cosa accadrà se il piano verrà bocciato? I ministri liberali potrebbero lasciare il governo?

Kade: Per la Merkel è un grosso rischio, che indebolirà la sua posizione anche al summit europeo della prossima settimana: la sua coalizione potrebbe cadere a pezzi, se i membri del partito liberale bocceranno il suo piano anti-crisi. Il presidente del partito, Philipp Rösler, ha già detto che rispetterà la volontà dei membri della formazione. Quindi nella cancelleria si sta ragionando agli eventuali scenari successivi. Una possibilità è formare un governo di unità nazionale che includa tutti i partiti. Le decisioni sarebbero allora prese caso per caso. Merkel preferisce evitare di convocare elezioni anticipate perché, come indicano i sondaggi, i socialdemocratici e i verdi sarebbero favoriti. Qundi uno scrutinio anticipato costituisce una minaccia che Merkel vuole tenere lontana.

euronews: E’ chiaro che, al momento, tutti i governi europei hanno un margine di manovra limitato. Che cosa cambierebbe con un cancelliere socialdemocratico?

Kade: Credo che un cancelliere socialdemocratico agirebbe in modo molto diverso. Forse avrebbe aiutato la Grecia più in fretta e non avrebbe esistato così a lungo prima di concorrere al fondo salva-stati. Eppure, anche tra i socialdemocratici, ci sono voci importanti che rifiutano l’idea degli eurobond. E non dimentichiamo che hanno votato a favore del fondo salva-stati anche i parlamentari socialdemocratici del Bundestag. Per concludere, possiamo dire che su questi temi non ci sono grandi differenze tra cristiano democratici e socialdemocratici.