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Al Forum di Libération il futuro del mondo arabo e dell'euro

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Al Forum di Libération il futuro del mondo arabo e dell'euro

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Nei tre giorni del Forum del quotidiano francese Libération, a Lione, si è dibattuto di tanti argomenti. Si sono anche delineate le frontiere di domani. Perché questo tema nei dibattiti? La risposta è affidata al direttore di Libération, Nicolas Demorand.

“Il titolo – spiega – ci è venuto quando sono iniziate le rivoluzioni arabe. Abbiamo visto dei movimenti geopolitici estremamente forti all’inizio dell’anno. Si è visto come alcune situazioni geopolitiche che parevano immutabili sono, invece, cambiate estremamente in fretta. Questo ci ha risvegliato da una specie di grande torpore in cui ci ha immerso la comodità della democrazia. Anche un po’ cinico”.

Cyberattivisti tunisini, combattenti libici, artisti egiziani. I protagonisti della rivoluzione araba sono venuti a testimoniare le loro aspirazioni: più speranza nel futuro, più dignità.

Ma la strada da fare è ancora tanta, come spiega Ganzeer, i cui graffiti sono diventati la testimonianza della rivoluzione egiziana.

“Io boicotto le elezioni” afferma immediatamente. “Non credo – aggiunge poi – che delle vere riforme democratiche possano essere realizzate finché i militari non verranno estromessi dal potere e non verranno perseguiti per i crimini commessi sia negli ultimi mesi che sotto il regime di Mubarak”.

Una posizione condivisa da Mahmoud Hussein. Uno pseudonimo sotto il quale si celano gli intellettuali egiziani Bahgat el-Nadi e Adel Rifaat. Che chiedono si passi dal potere militare al potere civile, frutto di libere elezioni.

Secondo Rifaat, “la democrazia produrrà quello che produrrà. Sappiamo bene che ci sono milioni di persone, una maggioranza silenziosa, pronta a dare il loro voto ai Fratelli Musulmani. Ma dal momento in cui siamo in un processo democratico, nel quale la gente ha fiducia, bisogna affidarsi a esso”.

Ed è quello che fa la cyberattivista tunisina Amira Yahyaoui. In Tunisia le elezioni hanno avuto luogo a ottobre, con la vittoria del partito islamista Ennahda.

“Può apparire strano, ma io ho accolto molto bene questo risultato. È un buon risultato perché è realmente rappresentativo dei tunisini” afferma.

“Sono contenta – prosegue – di constatare che vivo in un Paese arabo-musulmano nel quale il partito islamista di maggioranza si è reso conto che non potrà governare senza applicare vere regole democratiche e senza pensare ai diritti dell’uomo.

La rivoluzione araba, dunque. Ma un altro argomento ha fatto discutere al Forum di Libération: la crisi dell’euro. Che fare per impedire che la moneta unica venga affossata.

Per molti francesi la risposta è nel ruolo della Banca centrale europea e nella creazione degli eurobond. Il candidato socialista alle presidenziali 2012, François Hollande, è convinto di poter convincere il cancelliere tedesco Angela Merkel.

“Le dirò cose semplici” sostiene Hollande. “Se vogliamo che ci sia crescita mentre ci sono debiti pubblici da ridurre, spese da contenere, occorre che l’Europa stessa sia fattore di crescita. Ecco l’utilità degli eurobond”.

Mutualizzare il debito. Un’idea che non piace alla Germania, ma trova d’accordo l’ex premier francese Dominique de Villepin: “la zona euro ha bisogno di aumentare la propria integrazione con nuovi strumenti, nuove politiche della Banca centrale europea che può farsi garante di ultima istanza degli eurobond: solo un segnale molto forte di solidarietà finanziaria tra i Paesi può evitare la dittatura dei mercati”.

Mostrarsi capaci di governare la finanza globalizzata, certo. Ma occorre fare i compiti a casa, dice l’economista Jean Hervé Lorenzi, secondo il quale “la regolamentazione dei mercati finanziari non ha raggiunto, finora, i risultati che erano stati prefissati. Occorre marcare stretti questi mercati, di comune accordo, fino a costringerli a diventare trasparenti”.

I 56 dibattiti tra politici, intellettuali, artisti e protagonisti delle rivoluzioni arabe hanno attirato circa 20mila visitatori, che hanno potuto vedere all’opera su di un muro virtuale artisti del graffito. Qualche volta decisamente improvvisati.