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La Francia a rischio di perdere la Tripla A

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La Francia a rischio di perdere la Tripla A

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Sono giornate cariche di cattive notizie per la Francia. Dall’aumento della disoccupazione, che ha toccato livelli mai cosi alti in dodici anni, alle prospettive negative enunciate dell’Ocse, alle voci su un taglio imminente del rating da parte di Standard & Poor’s.

Uno stillicidio per il governo, impegnato da mesi in trattative con Berlino per arginare il contagio della crisi debitoria che sta minacciando anche la seconda economia dell’eurozona.

A dispetto delle prospettive fosche, Parigi ha mantenuto invariate le previsioni di crescita all’1% per il 2012. Secondo molti, una scelta dettata non da prudenza ma dalla prossimità dello scrutinio presidenziale che potrebbe costare a Sarkozy un secondo mandato all’Eliseo, tanto più se la Francia perdesse la valutazione Tripla A.

Il candidato socialista Hollande condivide con Sarkozy la necessità di convincere i tedeschi ad accettare gli eurobond per ritrovare la fiducia dei mercati. La sensazione però è che i tempi si facciano sempre più stretti.

Laura Davidescu, euronews: La Francia, seconda economia della zona euro, continua ad essere valutata Tripla A dalle agenzie di rating. Ma per quanto tempo ancora?

Ne parliamo con l’economista Jacques Attali, presidente di Planet Finance. Dottor Attali buongiorno. Oggi un quotidiano economico francese annuncia il taglio imminente della valutazione della Francia da parte di Standard & Poor’s. Che cosa può fare Parigi per evitare che accada?

Jacques Attali: Purtroppo, il taglio è già avvenuto nei fatti, dal momento che i tassi di interesse francesi sono di livello doppia A, e non tripla A. Non si tratta più di conservare la valutazione, ma di riconquistarla. A questo fine, ci sono cose che la Francia deve fare, e ce ne sono altre che spettano all’Europa. Gli europei ne usciranno insieme.

euronews: Qualche giorno fa, lei aveva detto che c‘è più di una possibilità su due che l’euro scompaia entro la fine dell’anno. Allora, cosa si può fare per evitare che il bastimento vada dritto contro un iceberg?

Attali: C‘è una soluzione immediata, che avrà un importante effetto e breve termine e che dipende dalla Banca centrale. La Bce può acquistare i buoni del tesoro sul mercato secondario. Non spetta ai governi dire alla Banca centrale che cosa deve fare. Quando si dice “chiediamo alla Germania di dire alla Bce…” non funziona così! La Banca centrale è indipendente! Altrimenti, se la Bce non è indipendente, occorre dare ai governatori delle indicazioni di voto, e molti sarebbero a favore nel Consiglio dei governatori.

euronews: Che dire allora della risposta negativa della Germania all’eventualità di un intervento della Bce?

Attali: La Germania non ha voce in capitolo. La Banca centrale è indipendente. Il governatore tedesco può anche votare contro, ma la sua non è che una voce tra le altre ed è sufficente raggiungere la maggioranza semplice. La decisione spetta a Draghi e al Consiglio. E mi chiedo come Draghi e il Consiglio dei governatori della Banca centrale possano accettare di veder crollare l’euro, perdendo così le proprie poltrone… Si tratta di una decisione fondamentale. Nemmeno per un secondo posso pensare che Draghi rinunci a prenderla. La Banca centrale interviene sul mercato obbligazionario, ha comprato titoli per centinaia di milioni…

euronews: Ma non in modo massiccio…

Attali: Ha comprato in modo significativo. Nessuno chiede alla Bce di annunciare acquisti massicci, basta che lo faccia. Gli investitori, che chiamiamo a torto i mercati, non aspettano dichiarazioni di principio, guardano quel che succede. Se la Bce acquista senza dirlo, è sufficente. Ma bisogna smettere di dire che la decisione spetta ai tedeschi. Ciò che compete ai tedeschi, come agli altri europei, è decidere sugli eurobond, che sono fondamentali per rilanciare l’Europa. Altrimenti avremo recessione e nessuna crescita.

euronews: Ma i tedeschi continuano a escludere l’emissione di eurobond, sebbene anche l’Ocse si sia detta a favore di questo strumento. E’ possibile salvare l’euro senza gli eurobond?

Attali: No. Sul lungo termine non è possibile. Non è possibile salvare l’euro se la Bce non assolve il suo ruolo, se i i governi europei non fanno ordine nei loro conti, riducendo i deficit, e se non si darà una possibilità alla crescita attraverso gli eurobond, che permetterebbero di finanziare investimenti a favore della crescita in Europa. Questo richiede un balzo in senso federale, è inevitabile. E purtroppo Parigi e Berlino, che sono prossime a elezioni, non vogliono sentir parlare di federalismo. Quindi non diciamolo, ma facciamolo.

euronews: Immaginiamo che vengano creati gli eurobond, secondo la proposta della Commissione… Se un investitore di Londra le chiedesse: che cosa ci guadagno a comprare gli eurobond, lei che cosa risponderebbe?

Attali: L’eurozona, o meglio l’Unione europea, è la sola entità geografica continentale a non avere un debito. E ripeto: non ha un debito. Se ogni paese ha un proprio debito, l’Unione europea non ne ha, mentre gli Stati Uniti hanno un enorme debito come stato federale. Quindi, se l’eurozona si dotasse di una risorsa fiscale, finanziata da un aumento di due punti dell’Iva, sarebbe la migliore obbligazione del mondo perché poggerebbe su un’entità che non avrebbe problemi a rimborsare.