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Crisi dell'eurozona: secondo l'Ocse, il tempo stringe

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Crisi dell'eurozona: secondo l'Ocse, il tempo stringe

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La crisi debitoria che sta attraversando la zona euro costituisce la principale minaccia all’economia mondiale. Lo scrive l’Ocse nel suo Economic Outlook. Lo scenario presentato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che ha tagliato drasticamente le proprie previsioni di crescita, indica una perdita di slancio della ripresa globale.

Per la zona euro, la stima di crescita è stata ridotta all’1,6% nel 2011 e allo 0,2% nel 2012. Per gli Stati Uniti, 1,7% nell’anno in corso e 2% nel successivo.

La zona euro è insomma avviata a entrare in recessione. In assenza di un’azione decisa da parte dei governi della regione, l’Ocse vede il rischio di un andamento ancora peggiore. La Bce da sola non ha infatti il potere di contenere la crisi del blocco, che ha cominciato a lambire anche le economie più solide, come hanno dimostrato le difficoltà della Germania a collocare i propri titoli di stato.

La crisi dell’eurozona minaccia di avere un impatto anche per Stati Uniti e Cina. Ma su Washington incombe pure un rischio politico, se il Congresso non troverà un accordo per la riduzione del debito.

Stefan Grobe, euronews: Abbiamo invitato uno degli autori dell’economic outlook dell’Ocse per discutere della situazione: il capo economista Pier Carlo Padoan è in collegamento da Parigi. Dottor Padoan, il rapporto afferma che le prospettive economiche globali dipendono da come la politica agirà in merito alla crisi del debito nell’eurozona e dalla politica fiscale negli Stati Uniti. Ma niente di tutto ciò avverrà tanto presto. Per quanto tempo potremo sostenere questa incertezza?

Pier Carlo Padoan: Temo che il tempo stringa. Se non saranno prese misure rapide e decisive a livello dell’eurozona, corriamo il rischio di uno scenario depressivo che potrebbe trascinare la regione in una profonda recessione nei prossimi anni. Quindi servono interventi incisivi. Ma anche negli Stati Uniti occorre sbloccare l’impasse sulla riduzione del debito per impedire un’ulteriore contrazione che finirebbe per pesare sull’economia americana, esposta anch’essa al rischio di recessione.

euronews: Che cosa deve accadere perché le prospettive possano migliorare? Oggi, il dibattito si concentra su un ruolo rafforzato per la Bce e sull’emissione di eurobond. Che cosa ne pensa? Tutto ciò potrebbe servire a superare la crisi del debito?

Padoan: La priorità per i governi dell’area euro è fermare il contagio. La Banca centrale europea e il Fondo di stabilità possono giocare un ruolo di primo piano. Ci deve essere un forte impegno per impedire che i differenziali continuino a crescere e questo è possibile solo attraverso un intervento della Bce, sostenuta o meno dal Fondo di stabilità. Inoltre, i dirigenti europei devono essere chiari riguardo il piano del 26 ottobre, che prevedeva tutta una serie di cose: un netto rafforzamento del fondo anti-crisi, con i mezzi per ricapitalizzare le banche, un miglioramento della governance della zona euro e, naturalmente, il completamento del programma per la ristrutturazione della Grecia, che fu deciso allora. Gli eurobond sono uno strumento efficace per una maggiore integrazione fiscale, ma solo dopo che si è rafforzata la governance.

euronews: Moody’s segnala che il pericolo costituito dalla crisi dell’eurozona sta aumentando e diversi paesi potrebbero fare default e uscire dall’euro. Che cosa è più probabile, una spaccattura della zona euro o un’unione fiscale più forte e una migliore governance economica?

Padoan: Dipende dalle iniziative politiche. In assenza di interventi politici, l’euro potrebbe anche naufragare. Invece, se i governi si muoveranno nella direzione a cui ho accennato, le prospettive per i prossimi anni potrebbero essere molto più positive: potremmo avere una crescita più forte e un processo di consolidamento fiscale più fluido e, soprattutto, potremmo far calare la disoccupazione.

euronews: E per quanto riguarda gli Stati Uniti? Abbiamo visto che la ripresa economica ha perso slancio, il mercato del lavoro è debole e questo deprime i consumi. Ma c‘è pur sempre una crescita moderata. Fino a che punto la crisi del debito europeo minaccia l’economia americana?

Padoan: La crisi dell’eurozona è una minaccia per l’economia americana, ma l’America è anche una minaccia per sé stessa, fino a quando non ci sarà un accordo sul piano fiscale. Si tratta di un fallimento politico, simile a quello a cui assistiamo in Europa. Sfortunatamente, da un anno e mezzo vediamo che la politica è responsabile per l’andamento delle cose nell’area euro, certo, ma anche negli Stati Uniti.