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Nessun compromesso politico sulla crisi del debito americano

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Nessun compromesso politico sulla crisi del debito americano

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È rimandato al dopo elezioni il lavoro della supercommissione americana antideficit che, nella sua prima missione, ha fallito. L’insuccesso nel raggiungere un accordo per ridurre di 1.200 miliardi il deficit dà il via ai tagli di spesa automatici, previsti il mese di agosto proprio in caso di un eventuale fallimento del comitato ed estesi al settore militare, alla pubblica istruzione e al walfare.

Presidente americano Barak Obama: “Sebbene il Congresso non sia giunto a un accordo non c‘è niente che impedisca loro di varare un piano. Metterò il veto a ogni tentativo di eliminare i tagli automatici, non ci sarà una via d’uscita facile da questa questione”.

Questi tagli hanno la principale funzione di proteggere l’economia americana dal declassamento delle agenzie di rating, Fitch ha già annunciato una possibile rivalutazione del rischio.

Il governo dovrà, inoltre, approvare al più presto la finanziaria 2012 per dare copertura alle spese pubbliche, prevista solo fino al 16 dicembre.

euronews:

“È in collegamento con noi da Boston Jeffry Frieden, professore di Scienze Politiche dell’Università di Harvard, uno dei principali esperti di relazioni internazionali monetarie e finaziarie. Dottor Frieden, sembra che sia i Democratici che i Repubblicani sperino che il voto del 2012 dia loro il mandato di sistemare il deficit senza dover scendere a compromessi. Quanto è realistica questa aspettativa visto che il paese rimane molto diviso?”

Jeffry Frieden:

“Mi sembra assai poco realistico. Il fatto è che il Paese, come lei nota, è diviso e questo è il motivo per cui il nostro sistema politico sembra essere più o meno bloccato. Alla fine occorrerà un compromesso, che speriamo venga raggiunto entro il prossimo anno, prima di arrivare alle elezioni. Ovviamente però il fatto di essere in un anno elettorale renderà molto difficile per i due partiti arrivare a un compromesso”.

euronews:

“Come valuta il ruolo del presidente Obama? Quando nel 1960 il presidente Lyndon Johnson si trovò di fronte a una situazione simile per i diritti civili, agì con decisione per ottenere un sostegno bipartisan e far approvare la legislazione in Congresso. Obama non ha fatto nulla di tutto questo, non ha lottato, ma ha tenuto un basso profilo durante le trattative in seno alla supercommissione. Perché?”

Jeffry Frieden:

“Il Congresso ovviamente tiene i cordoni della borsa, è il suo lavoro quello di gestire le questioni di bilancio, la posizione dell’amministrazione Obama era molto chiara, così come quelle dei due partiti, democratico e repubblicano. Perché si potesse raggiungere un accordo in seno alla supercommissione sarebbe stato necessario un compromesso da entrambe le parti. Credo che Obama centrasse poco con la possibilità dei due partiti di arrivare a un accordo e dunque abbia preferito tenersi lontano. Ora lo si può criticare per una mancanza di attivismo, ma credo che si tratti di una responsabilità che appartiene al Congresso”.

euronews:

“Passiamo alle radici del problema: nel suo ultimo libro, “I decenni perduti: la creazione del debito amercano” lei parla, fra le altre cose, di tassi di interesse tenuti artificialmente bassi, di sostanziale deregulation e di strumenti finanziari molto complessi, come cause della crisi. Perché assegna una particolare responsabilità all’amministrazione di George Bush?”

Jeffry Frieden:

“Questa è una classica crisi del debito e il debito è stato contratto all’inizio del massiccio programma di prestiti esteri inziato nel 2001. Forse si ricorderà che dieci anni fa, quando George W. Bush ha assunto la carica, il governo aveva attivi di bilancio importanti, di quasi 250 miliardi di dollari. E i tagli fiscali, nel 2001 e poi nel 2003 hanno portato il governo a un deficit di 400 miliardi di dollari. Quello è stato l’inizio del massiccio accumulo di debito nel quale ci troviamo. La seconda componente sono stati i tassi di interesse molto bassi che hanno spinto le famiglie a indebitarsi enormemente”.

euronews:

“Lei scrive anche che gli Usa si trovano di fronte a “un decennio molto difficile” e a una ripresa molto lunga. Dov‘è l’eurozona in questo scenario? C‘è il rischio che con il problema del debito europeo gli anni difficili per l’America diventino venti?”

Jeffry Frieden:

“Spero proprio di no. L’Europa per molti versi si trova di fronte ad altrettanti problemi; così come gli Usa hanno finanziato un consumo massiccio nell’ultimo decennio indebitandosi all’estero, i Paesi periferici europei come Spagna, Portogallo, Grecia e Irlanda hanno finanziato i loro consumi indebitandosi con l’Europa settentrionale, e ora l’Europa intera ne sta pagando il prezzo. Vediamo che in qualche modo esiste lo stesso impasse politico sui tentativi di trovare una soluzione globale e produttiva alla crisi. Quindi non sono ottimista né sull’Europa né sugli Usa per una soluzione in tempi brevi. Se continuano a rimanere divisi e politicamente bloccati, le prospettive per il prossimo decennio non sono molto fevorevoli”.