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Egitto: protesta a oltranza, nonostante le promesse

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Egitto: protesta a oltranza, nonostante le promesse

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Non basta. Le dimissioni del governo e le aperture annunciate dai militari non hanno calmato le decine di migliaia di persone che anche la scorsa notte hanno occupato piazza Tahrir, epicentro della protesta che portò in febbraio alla cacciata di Mubarak. Nove mesi dopo, dicono, poco è cambiato. Le scene si ripetono, identiche ad allora. E i manifestanti puntano di nuovo l’indice contro i provocatori infiltrati e gli eccessi della polizia:

“Hanno incendiato delle case e dicono che siamo stati noi, dall’alba al tramonto hanno lanciato bottiglie molotov e ci hanno sparato con pallottole vere”.

“Qualcuno dei manifestanti ha lanciato delle bottiglie incendiarie, la polizia ha reagito con molta durezza, ma non siamo noi i responsabili di tutto questo, è colpa del Maresciallo Tantaoui, che non fa niente per noi e si limita a star seduto a guardare quel che succede”.

Come accadeva nelle ultime settimane di Mubarak, i discorsi non servono a calmare la piazza, ne aumentano, al contrario, la rabbia: ieri il Maresciallo Tantaoui è apparso sul piccolo schermo, ha promesso elezioni presidenziali entro fine giugno, si è detto anche pronto a cedere il potere dopo la tenuta di un referendum.

Il governo, composto da civili ma imposto dai militari, ha presentato le proprie dimissioni, che il Consiglio militare sta ancora valutando. Sono una quarantina i morti, in quattro giorni di proteste.