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Zapatero: il riformatore schiacciato dalla crisi

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Zapatero: il riformatore schiacciato dalla crisi

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Un riformatore sconfitto dalla crisi. José Luis Rodriguez Zapatero ha dovuto arrendersi e convocare elezioni anticipate. A settembre, l’annuncio dello scioglimento del Parlamento e quello della data delle consultazioni: il 20 novembre.

“Una fase – ha detto il Primo ministro spagnolo – si chiude con enorme responsabilità. E questa fase porta alla fine all’attività politica del mio governo

L’inizio risale a più di sette anni e mezzo fa. Avvocato, a lungo più giovane deputato a sedere nel parlamento spagnolo, Zapatero sorprende allora tutti imponendosi alle elezioni.

Dal 2000 alla testa del Partito Socialista, Zapatero soffia il posto di Primo ministro a Mariano Rajoy, candidato del PP e successore di Aznar.

A contribuire alla sua vittoria anche i sanguinosi attentati dell’11 marzo 2004, che Aznar attribuisce all’Eta. E il no alla guerra in Iraq. Appena insediato, il nuovo capo del governo ordina il ritiro delle truppe spagnole. Una decisione che fa molto parlare di lui anche all’estero.

Nel 2005 la Spagna diventa poi il quarto paese al mondo ad autorizzare il matrimonio fra persone dello stesso sesso. Un altro passo che contribuirà alla sua notorietà.

Nello stesso solco della ricercata modernizzazione della società, promuove una semplificazione del ricorso all’aborto,che tocca anche le giovani a partire dai 16 anni. Immediata la reazione della Chiesa, che insieme all’opposizione porta in piazza migliaia di persone.

I due governi Zapatero sono poi stati segnati anche dall’azione contro l’Eta. Un attentato all’aeroporto di Madrid nel dicembre 2006 segna la rottura dell’ennesima tregua. E’ allora che l’esecutivo impone una stretta alla sicurezza, intensificando fra l’altro la collaborazione con la polizia francese. Messa in ombra sui media dalla concomitante morte di Gheddafi, lo scorso 20 ottobre l’Eta annuncia la fine della lotta armata.

“Viviamo oggi la legittima soddisfazione per la vittoria della democrazia, della legge e della ragione – il commento a caldo di Zapatero -. Una soddisfazione, purtroppo segnata dal ricordo indelebile del dolore provocato da una violenza che non avrebbe dovuto esistere. E che mai tornerà a verificarsi”.

Principale tema che costerà a Zapatero l’emorragia di fiducia e consensi è però quello della gestione della crisi economica. Costretto a tornare sui suoi passi, nel maggio 2010 annuncia un contestatissimo piano d’austerità: nel mirino delle critiche soprattutto le riduzione degli stipendi dei funzionari pubblici, un congelamento delle pensioni e la soppressione del cosiddetto “assegno-bebé”: una delle principali misure adottate per rilanciare la natalità.

Intese a rendere più flessibile il mercato del lavoro, le riforme non impediscono tuttavia alla disoccupazione di guadagnare terreno e toccare quasi cinque milioni di spagnoli.

A questi anni di battaglie politiche, Zapatero aveva di recente fatto sapere che avrebbe fatto seguire il ritiro dalla scena. Con la moglie Sonsoles, non lontano dalla sua Valladolid.