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Italia: governo per riforme strutturali

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Italia: governo per riforme strutturali

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Il governo di Mario Monti ha un programma in due fasi: da una parte – ha detto il neo-premier – le misure per far fronte all’emergenza; dall’altra, con un calendario ben diverso, “un progetto di modernizzazione delle strutture economiche e sociali”, con un occhio particolare alle imprese, alle donne e ai giovani.

Monti si è dilungato sul mercato del lavoro, troppo duale a suo avviso, perché dà troppe garanzie a chi ha un impego e quasi nessuna a milioni di persone che hanno contratti precari.

Sulle pensioni, Monti ha detto che il limite d’età è già più elevato che in molti altri Paesi, ma permangono notevoli disparità tra i pensionati. Su questo tema, non ha indicato piani precisi.

Ha invece lasciato intendere una reintroduzione dell’ICI sulla prima casa e un incremento dell’IVA, per finanziare un intervento sul costo del lavoro.

Italia, governo: cinque domande alla CGIL
 
Euronews:
Abbiamo in collegamento da Roma Nicola Nicolosi, Segretario Confederale CGIL e responsabile del segretariato Europa. Oggi il Primo Ministro Monti ha esposto il programma del suo governo al Senato. Ha sottolineato il bisogno di riforme del mercato del lavoro e delle pensioni, citando più volte le parole “equità” e “sacrifici”: qual‘è la posizione della CGIL?
 
Nicolosi:
Per quanto ci riguarda, noi ovviamente aspettavamo con abbastanza intensità questo discorso, e devo dire – alla luce di quello che abbiamo potuto ascoltare – che c‘è qualche perplessità che ha bisogno, diciamo, di essere alimentata nella ricerca per capire bene esattamente gli obiettivi che si vuole porre il governo Monti.     Poi ovviamente per noi il tema dell’equità va bene, ma ci interessa anche capire come staranno i lavoratori e i pensionati, i cittadini più deboli della nostra società.
 
 
Euronews:
Riforma delle pensioni, riforma del lavoro e regime fiscale: quali sono i paletti della CGIL e quali le convergenze sul piano esposto da Mario Monti?
 
Nicolosi:
Per quanto ci riguarda, i paletti per le pensioni sono che non si può fare casse con le pensioni. Argomento che noi abbiamo ribadito in tutti questi mesi, lo ribadiamo ancora oggi. Il sistema previdenziale italiano è in equilibrio. La seconda questione è il mercato del lavoro: noi siamo in un mercato molto flessibile, quarantasei tipi di contratti per essere assunti, e noi crediamo che siano troppi. Riteniamo che si debba arrivare a una semplificazione di questo sistema.
 
Euronews:
Ma alla luce di una situazione italiana critica sia sul piano economico che finanziario, Lei ritiene che i sacrifici richiesti potranno passare con il consenso delle parti sociali?
 
Nicolosi:
Noi i sacrifici li abbiamo sempre fatti, non è la prima volta.  La nostra storia è la storia di un sindacato responsabile che non si è mai tirato indietro rispetto alle grandi questioni che interessano il Paese. La cosa che abbiamo sempre lamentato è che quando si fanno pagare esclusivamente i lavoratori e i pensionati è chiaro che non possiamo essere d’accordo.   Noi siamo perché questa crisi la debbano pagare anche coloro che non l’hanno mai pagata.
 
Euronews:
Lei ha una percezione anche europea di questa crisi, del costo che la crisi ha sui lavoratori: come vede la situazione italiana rispetto a quelle di altri Paesi, come la Grecia e la Spagna per esempio?
 
Nicolosi:
Assolutamente, noi siamo dentro un contesto più generale: la crisi italiana è mutuata dalla crisi più generale che sta attraversando non solo l’Europa ma sta attraversando il mondo.   Ma il tema nostro, almeno per quanto ci concerne come CGIL, noi diciamo che la politica ha abdicato al proprio ruolo. La politica non è riuscita ad affrontare i grandi temi che stanno attanagliando oggi non solo la questione del mercato del lavoro, ma anche dell’economia mondiale. C‘è un mercato finanziario stra-potente, e c‘è un’economia produttiva sempre più debole. E soprattutto c‘è una politica debolissima: la politica deve cominciare a mettere regole al mercato finanziario, deve imporre dei limiti, perché il mercato finanziario non può decidere del destino di sette miliardi di persone.
 
Euronews:
In un Paese dal debito pubblico tra i più elevati d’Europa e un elevato tasso di disoccupazione giovanile, c‘è ancora spazio per la speranza di ripresa tra i lavoratori, tra i giovani?
 
Nicolosi:
Noi non possiamo prescindere dalla speranza di avere un Paese migliore, di avere un futuro migliore: da questo punto di vista noi lavoriamo a questo tipo di dinamica, quello di far uscire il Paese dalla crisi, ma soprattutto di rilanciarlo verso il futuro, ma soprattutto un futuro che sappia garantire benessere.