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Più o meno integrazione? L'Europa al bivio della crisi

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Più o meno integrazione? L'Europa al bivio della crisi

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Più o meno Europa per far fronte alla crisi del debito? Filosofie e visioni opposte, che sempre più negli ultimi giorni sono venute a scontrarsi.

Volti emblematici di questa contrapposizione sono quelli di Angela Merkel e David Cameron: il federalismo tedesco e l’euroscetticismo britannico.

Berlino preme per accelerare la revisione dei trattati e arrivare a un’integrazione che vada ben al di là di quella economica, entro la fine del prossimo anno.

Priorità sollecitata dagli sviluppi degli ultimi mesi è un meccanismo per la prevenzione di scenari come quelli che stiamo ora vivendo. La ricetta tedesca prevede un arsenale di strumenti, che “blindi” il rispetto dei parametri del Patto di stabilità.

“Vogliamo un impianto di sanzioni automatiche – l’appello lanciato da Angela Merkel -. L’adozione di misure efficaci che scattino, se qualcuno infrange il patto di stabilità. E per noi, questo significa sviluppare ulteriormente la struttura dell’Unione Europea. E quindi non ‘meno’ Europa, ma ‘più’ Europa”.

Incremento della coesione in seno alla zona Euro e spettro di un’Europa a due velocità allarmano però Downing Street. Se Berlino e Parigi suggeriscono di investire ulteriormente nel processo di integrazione, il premier britannico vede nella crisi un’altra opportunità: quella di ripensare il progetto europeo.

“Questo – ha detto David Cameron – è il momento di chiedersi che tipo di Europa vogliamo veramente. Per me la risposta è chiara.: un’Europa che guardi lontano, che rivolga lo sguardo all’esterno e non si ripieghi su se stessa. E lo faccia grazie alla flessibilità di una rete di rapporti, non con la rigidità di un unico blocco”.

Prese di posizione che nel Regno Unito non hanno mancato di riaprire vecchie ferite e mettere in luce le differenti posizioni sull’Europa che separano Cameron dal vice-premier Nick Clegg.

Ad accomunarli è però il rifiuto della tassa sulle transazioni finanziarie voluta da Francia e Germania. Principale argomento è che colpirebbe al cuore l’economia britannica.

“Non possiamo sostenere la tassa sulle transazioni finanziarie che è stata proposta – ha detto Clegg -. Avrebbe un impatto sproporzionato sulla City, a cui da sola vanno ricondotte più della metà delle entrate che verrebbero tassate. La Commissione Europea stima poi che a farne le spese sarebbe poi anche il Pil dell’Unione nel suo complesso”.

E’ in questo contesto che Cameron si recherà venerdì a Berlino. Una visita – non proprio di cortesia – al cancelliere Angela Merkel, per gettare un ponte fra due visioni di Europa, che sempre più sembrano allontanarsi.