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Sanità e stato sociale: la Spagna alle prese con tagli e crisi

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Sanità e stato sociale: la Spagna alle prese con tagli e crisi

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I tagli alla spesa pubblica spaventano gli spagnoli. Un prezzo della crisi che alcuni temono possa minare alle basi lo stato sociale di Madrid. A catalizzare le preoccupazioni, l’ipotesi che a farne le spese sia soprattutto il sistema sanitario. Per saperne di più, abbiamo interpellato Guillem López Casasnovas, docente di economia all’Università Pompeu Fabra e consigliere della Banca di Spagna.

María Piñeiro. euronews

“Lo stato sociale ha subito i tagli più incisivi dalla fine del franchismo. Un passo inevitabile? Gli spagnoli hanno davvero vissuto al di sopra delle loro possibilità come ha sostenuto il cancelliere tedesco Angela Merkel?”.

Guillem López Casasnovas. Consigliere della Banca di Spagna

“In effetti la Spagna ha mantenuto un livello di spesa e di consumi sproporzionato rispetto alle entrate e alla ricchezza generata. Spese che potremmo stimare intorno al 10% del nostro deficit estero. Ne è conseguita una spesa sociale che, come ovunque altro, è cresciuta di pari passo con lo sviluppo del Paese. E questo ha portato a una situazione difficilmente sostenibile. Più che i tagli, quanto abbiamo registrato è il fatto che la crescita stia rallentando. Un incremento delle spese di diversi punti rispetto al Pil nominale sarebbe in questo momento insostenibile. L’aumento della spesa sociale è stato molto più rapido di quello della pressione fiscale reale”.

euronews

“La sanità pubblica, uno dei pilastri fondamentali dello stato sociale, è oggetto di incisivi tagli. L’accesso a cure gratuite per tutti è garantito e sostenibile per la Spagna?”.

Guillem López Casasnovas

“L’idea del ‘tutto gratis per tutti’ è ovunque uno slogan privo di grandi contenuti. I modelli in vigore possono ricondursi a due grandi famiglie. In alcuni paesi esiste una lista di prestazioni coperte in parte dallo Stato e in parte dai cittadini. Quanto i contribuenti non arrivano a coprire con le tasse, sono cioè gli stessi assistiti a doverlo pagare. Nei modelli incentrati su un servizio nazionale di sanità come quelli anglosassoni e scandinavi esiste invece un catalogo ristretto di prestazioni, classificate in base al rapporto costo-rilevanza, interamente coperte dallo Stato. A tutte le altre, deve far fronte integralmente il cittadino. In origine, quello spagnolo, era un sistema di questo genere. Negli anni è però diventato sempre più generoso. Ha coperto un numero crescente di prestazioni, senza tener conto del rapporto costo-rilevanza, fino a divenire insostenibile. E’ una via di mezzo fra un modello di stampo assicurativo – molto generoso ma senza quote a carico dei cittadini – e un sistema come quello britannico, con una classificazione rigorosa delle prestazioni coperte dallo Stato in base al rapporto costo-rilevanza”.

euronews

“A suo avviso qual è allora la soluzione?”.

Guillem López Casasnovas

“E’ una decisione squisitamente politica che esula da una valutazione accademica. Sono i politici a dover scegliere. Nel caso di un servizio di sanità nazionale come quello britannico o dei paesi scandinavi, dovrebbero anzitutto istituire un’agenzia che classifichi le prestazioni e rediga una lista molto ristretta di quelle che possano essere rimborsate – sempre, lo ripeto, in base a un rapporto costo-rilevanza. Oppure potrebbero propendere per un modello come quelli di Francia, Paesi Bassi o Germania, che pure classificano le prestazioni in base alla rilevanza, ma che in media sono più generosi, e in base a questo criterio, prevedono quote a carico dei cittadini”.