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Siria, isolamento ma senza offensiva militare

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Siria, isolamento ma senza offensiva militare

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Bashar al-Assad può contare ancora su diversi sostenitori, pronti a scendere in piazza per lui: alauiti, militari della Guardia repubblicana, membri della “borghesia di stato” arricchitasi grazie alla corruzione del regime… Sostenitori che sono però sempre più soli, proprio come il loro paese, che ha perso nel weekend un alleato di peso.

La Lega Araba ha infatto deciso di sospendere la Siria, ed è solo la terza volta che accade una cosa del genere in 66 anni di storia dell’organizzazione. Il primo paese a essere sospeso fu l’Egitto, nel 1979, dopo gli accordi di Camp David con Israele; il secondo, lo scorso marzo, la Libia. Damasco grida al complotto con l’Occidente. Ma la Lega al momento esclude uno scenario libico.

“Non abbiamo affatto chiesto, in questa decisione, un intervento militare o altro del genere, nonostante quello che hanno detto il governo siriano o il delegato siriano” afferma Nabil Elaraby, segretario generale della Lega araba.

“Nessuno sta parlando di armarsi, o di istituire una no-fly zone – dice il premier qatariota Hamad Bin Jassim Al Thani -. Nessuno nella Lega Araba ha parlato di questo. Queste voci purtroppo confondono le acque”.

È vero però che la presa di posizione della Lega Araba ha un peso, e delle conseguenze. Tanto più che la Lega non si è fermata qui, ma ha deciso di sostenere l’opposizione siriana, di cui incontrerà nei prossimi giorni le varie correnti. Un atto politico simbolico forte.

E un gesto che non resta isolato. Anche la Turchia, finora in buoni rapporti con Damasco, ha condannato la repressione, ha richiamato il suo personale diplomatico e ha ricevuto, il mese scorso, l’opposizione siriana. Il regime perde pezzi sulla sua scacchiera, fra cui fedeli alleati come l’Algeria. Gli oppositori di Assad cantano già vittoria.

“La decisione della Lega – dice Louay Hussein del movimento “Building the Syrian State” – ha portato la questione siriana su un piano internazionale, aprendo la porta a un coinvolgimento negli affari siriani da parte della Comunità internazionale e del Consiglio di sicurezza dell’Onu”.

Coinvolgimento uguale intervento militare? Non è così semplice. Nonostante le violenze che, secondo l’Onu, avrebbero già fatto 3500 vittime, e nonostante le condanne ormai generalizzate al regime di Assad, è ben difficile che l’Occidente, cioè la Nato, si lanci in una nuova campagna contro un paese arabo.

Anche perché la Siria è il principale alleato della Russia nella regione. Un alleato per cui può valer la pena esercitare il diritto di veto al Consiglio di Sicurezza.