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Damasco e Ankara ai ferri corti

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Damasco e Ankara ai ferri corti

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Da paesi fratelli a paesi nemici. La Turchia ha ormai rotto i ponti con Damasco e ha scelto di appoggiare senza se e senza ma l’opposizione al regime. Ieri ad Ankara il ministro degli esteri Davutoglu ha incontrato una delegazione del fronte anti-Assad. Al di là della frontiera la repressione continua, feroce. Almeno altro 26 persone sono state uccise nelle ultime 36 ore.

Da marzo i morti, secondo l’Onu, sarebbero ormai 3500.

L’assalto alle ambasciate turca e saudita e ai consolati francesi di Latakia e Aleppo sferrati nella giornata di sabato da uomini fedeli ad Assad hanno convinto la Lega Araba a pigiare sull’accelleratore. La sospensione della Siria dall’organizzazione e l’immediato stop alla repressione chiesto con forza dal segretario generale Nabil Elaraby potrebbero rivelarsi decisive.

Damasco gode ancora dell’appoggio russo e cinese e ieri il regime ha chiamato i suoi sostenitori a una prova di forza. Ora si aspetta mercoledi: i ministri degli esteri della Lega Araba si riuniscono di nuovo nella speranza che Damasco provi ad uscire dall’angolo accogliendo gli appelli alla moderazione che finora ha sempre respinto