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"Pagano i giovani, ci rimette il Paese". La Spagna ai tempi della crisi

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"Pagano i giovani, ci rimette il Paese". La Spagna ai tempi della crisi

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Il lavoro in Spagna ai tempi della crisi. A pagare il prezzo più caro, secondo alcuni esperti, sono immigrati e studenti. “A rimetterci – mette però in guardia Antoni Segura, docente di Storia contemporanea all’Università di Barcellona – è tutto il Paese”. Quella a cui stiamo assistendo, dice, è una fuga di cervelli: “un investimento a fondo perduto” in un capitale umano, che Madrid finanzia per poi vederlo emigrare all’estero. “Oggi ad ammortizzare il colpo sono i sussidi – dice Segura – ma non potrà durare per sempre. E allora scoppieranno le tensioni sociali”.

Javier Villagarcía. euronews

“A settembre, il numero degli immigrati è diminuito per la prima volta in 13 anni. Come spiega questo fenomeno?”.

Antoni Segura

“E’ un calo che in buona parte ha a che fare con l’attuale crisi economica. Una crisi che tocca anche, e gravemente, la Spagna. Di conseguenza, in pochi anni, si è registrato un rapido aumento della disoccupazione. E le componenti più deboli del mercato del lavoro, vale a dire gli immigrati, sono i primi a farne le spese. E se non c‘è lavoro, in molti cercano ovviamente delle alternative: o emigrando in un paese terzo, oppure tornando nel loro paese d’origine”.

euronews

“Un altro fenomeno migratorio è quello degli studenti universitari, che non trovano lavoro, o che ne trovano, ma sottopagato rispetto alle loro qualifiche. Ritiene che la crisi stia insomma ingenerando una ‘fuga di cervelli’?”

Antoni Segura

“Senza alcun dubbio. E penso inoltre che si tratti di un fenomeno estremamente grave. Lo Stato fa un investimento importante, senza poi raccoglierne i frutti. I giovani che qui in Spagna non riescono a trovare un lavoro all’altezza della loro formazione finiscono inevitabilmente per cercarlo altrove. Quello sulla loro formazione, si rivela insomma quasi un investimento a fondo perduto”.

euronews

“Indipendentemente dal partito che vincerà le elezioni, quali politiche ritiene che si debbano adottare per contrastare questo fenomeno?”.

Antoni Segura

“Si dovrebbero promuovere delle politiche che garantiscano a questi giovani la possibilità di trovare un impiego in Spagna e di fare carriera nel loro paese. Altrimenti sarebbe assurdo continuare a investire su un capitale umano, che poi finisce all’estero. Per quanto riguarda gli immigrati, il mercato del lavoro è più incerto. Primo passo sarebbe regolamentarne il quadro giuridico, per impedire che queste persone si trovino indifesi o impotenti di fronte agli abusi di datori senza scrupoli. Si dovrebbe quindi anzitutto dar corpo a nuove leggi o controllare molto più attentamente le imprese che non rispondono agli standard in vigore o addirittura operano nell’illegalità”.

euronews

“La Spagna ha la disoccupazione più alta dell’Unione Europea e circa cinque milioni di senza lavoro. Come si spiega che tutto ciò non ingeneri delle tensioni sociali?”.

Antoni Segura

“Nell’economia spagnola ci sono delle zone d’ombra. E quando parlo di zone d’ombra voglio dire che c‘è una buona parte di sommerso. Questo spiega come siano conciliabili i due fenomeni: in molti fanno insomma dei lavori in nero, che sfuggono a ogni statistica. E’ in questo quadro che ritengo debba quindi relativizzarsi il 20% ufficiale del tasso di disoccupazione. D’altro canto è inoltre chiaro che le politiche sociali promosse dall’attuale governo, soprattutto al primo mandato, offrono una copertura tale da consentire di tirare avanti per un po’ con i sussidi. E’ vero che tutto ciò non potrà durare per sempre. E se la situazione non migliora, non escludo che si arrivi a momenti di tensione sociale”.

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Il lavoro in Spagna ai tempi della crisi. A pagare il prezzo più caro, secondo alcuni esperti, sono immigrati e studenti. A rimetterci – mette però in guardia Antoni Segura, docente di Storia contemporanea all’Università di Barcellona – è tutto il Paese”. Quella a cui stiamo assistendo, dice, è una fuga di cervelli: “un investimento a fondo perduto” in un capitale umano, che Madrid finanzia per poi vederlo emigrare all’estero. “Oggi ad ammortizzare il colpo sono i sussidi – dice Segura -. Ma non potrà durare per sempre. E allora scoppieranno le tensioni sociali”.

Javier Villagarcía. euronews

“Per comprendere meglio l’impatto della crisi sull’immigrazione in Spagna, abbiamo con noi Antoni Sigura, docente di Storia contemporanea all’Università di Barcellona. A settembre, il numero degli immigrati è diminuito per la prima volta in 13 anni. Come spiega questo fenomeno?”.

Antoni Segura

“E’ un calo che in buona parte ha a che fare con l’attuale crisi economica. Una crisi che tocca anche, e gravemente, la Spagna. Di conseguenza, in pochi anni, si è registrato un rapido aumento della disoccupazione. E le componenti più deboli del mercato del lavoro, vale a dire gli immigrati, sono i primi a farne le spese. E se non c‘è lavoro, in molti cercano ovviamente delle alternative: o emigrando in un paese terzo, oppure tornando nel loro paese d’origine”.

euronews

“Un altro fenomeno migratorio è quello degli studenti universitari, che non trovano lavoro, o che ne trovano, ma sottopagato rispetto alle loro qualifiche. Ritiene che la crisi stia insomma ingenerando una ‘fuga di cervelli’?”

Antoni Segura

“Senza alcun dubbio. E penso inoltre che si tratti di un fenomeno estremamente grave. Lo Stato fa un investimento importante, senza poi raccoglierne i frutti. I giovani che qui in Spagna non riescono a trovare un lavoro all’altezza della loro formazione finiscono inevitabilmente per cercarlo altrove. Quello sulla loro formazione, si rivela insomma quasi un investimento a fondo perduto”.

euronews

“Indipendentemente dal partito che vincerà le elezioni, quali politiche ritiene che si debbano adottare per contrastare questo fenomeno?”.

Antoni Segura

“Si dovrebbero promuovere delle politiche che garantiscano a questi giovani la possibilità di trovare un impiego in Spagna e di fare carriera nel loro paese. Altrimenti sarebbe assurdo continuare a investire su un capitale umano, che poi finisce all’estero. Per quanto riguarda gli immigrati, il mercato del lavoro è più incerto. Primo passo sarebbe regolamentarne il quadro giuridico, per impedire che queste persone si trovino indifesi o impotenti di fronte agli abusi di datori senza scrupoli. Si dovrebbe quindi anzitutto dar corpo a nuove leggi o controllare molto più attentamente le imprese che non rispondono agli standard in vigore o addirittura operano nell’illegalità”.

euronews

“La Spagna ha la disoccupazione più alta dell’Unione Europea e circa cinque milioni di senza lavoro. Come si spiega che tutto ciò non ingeneri delle tensioni sociali?”.

Antoni Segura

“Nell’economia spagnola ci sono delle zone d’ombra. E quando parlo di zone d’ombra voglio dire che c‘è una buona parte di sommerso. Questo spiega come siano conciliabili i due fenomeni: in molti fanno insomma dei lavori in nero, che sfuggono a ogni statistica. E’ in questo quadro che ritengo debba quindi relativizzarsi il 20% ufficiale del tasso di disoccupazione. D’altro canto è inoltre chiaro che le politiche sociali promosse dall’attuale governo, soprattutto al primo mandato, offrono una copertura tale da consentire di tirare avanti per un po’ con i sussidi. E’ vero che tutto ciò non potrà durare per sempre. E se la situazione non migliora, non escludo che si arrivi a momenti di tensione sociale”.