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Immigrati e fuga di cervelli: la disoccupazione in Spagna

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Immigrati e fuga di cervelli: la disoccupazione in Spagna

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All’inizio del 2005, oltre 700.000 lavoratori stranieri inoltrano in Spagna una domanda di regolarizzazione. Una buona parte di loro è arrivata fra il 2000 e il 2002: anni in cui lo stato di salute dell’economia faceva esplodere la domanda di mano d’opera.

Tra le comunità più numerose e meglio integrate c‘è quella rumena.

RK20 è una radio che, in rumeno, parla ai rumeni di Spagna della campagna elettorale spagnola e non solo. Si rivolge a circa novecentomila immigrati, quasi un quarto nella sola regione di Madrid. (11/14)

Padre di due bambini e dal 2002 giornalista in Spagna, Felix Damian ricorda l’euforia che si respirava allora. “In quegli anni – racconta – c’era moltissimo lavoro in Spagna. La domanda di mano d’opera, soprattutto se a buon mercato, era enorme. Molti di noi facevano quindi venire le mogli, i mariti, e poi anche i bambini, che si sono integrati perfettamente”.

La crisi ha però cambiato tutto. La famiglia Dragan è tra quelle che ne hanno fatte le spese. In Spagna da 13 anni, dove è nato suo figlio, Ioan ha dovuto interrompere la sua attività di imbianchino. Una stretta del governo ha imposto a luglio che i cittadini rumeni debbano possedere un regolare contratto di lavoro. Per quanto residenti di lunga data, i Dragan si ritrovano quindi disoccupati. (22/23)

“Io e mio marito – racconta Dalia, la moglie di Ioan – non eravamo iscritti al collocamento e non versavamo contributi. Una situazione di cui abbiamo poi fatto le spese, perdendo entrambi il lavoro. Ora vorremmo tornare in Romania. Il problema è però che qui paghiamo un mutuo da 9 anni. Nostro figlio va poi a scuola, è nato in Spagna, è ormai completamente integrato. Per il momento continuiamo quindi a lottare. Per il momento…”.

Gerardo Beniger è invece spagnolo. Trent’anni, laureato in sociologia, ha lavorato nel Regno Unito e si è specializzato in Commercio internazionale. Ambito nel quale ha poi lavorato due anni. Esperienza e profilo non gli bastano però a trovare lavoro. La sua è una frustrazione comune a molti.

“Abbiamo studiato – si sfoga -, fatto master e specializzazioni, esperienze all’estero, imparato le lingue… E poi, al momento di investire in un progetto di vita, ci rendiamo conto che non è possibile…”.

Esasperato da quella che sempre più gli appare come una battaglia contro i mulini a vento, Gerardo torna ora a guardare all’estero.

“Ho fatto diversi colloqui soprattutto nei Paesi Bassi – dice -. Giovedì ne ho poi un altro in Germania…”.

Come molti altri, anche Gerardo potrebbe quindi a breve lasciare la Spagna.