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Spagna, crisi economica domina campagna elettorale

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Spagna, crisi economica domina campagna elettorale

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Crisi economica e disoccupazione determineranno l’esito di queste elezioni, come mai prima d’ora in Spagna. Con cinque milioni di senza lavoro – il dato peggiore in quindici anni – la sensazione di impotenza è sempre più diffusa. In preda al fatalismo, gli elettori sembrano aver smesso di credere alle promesse elettorali.

Javier, guardia privata, ora disoccupato: “Che cosa posso sperare dalle elezioni? La crisi è un problema di tutta l’Europa, non solo del nostro governo. E se l’Europa non è riuscita a risolverlo, il governo potrà solamente alleviare la situazione con qualche idea nuova, ma non lo risolverà del tutto, le cose continueranno così”.

Le misure di austerità varate dal governo socialista nel 2010, per ridurre il deficit dal 9,3% alla soglia attuale del 6%, hanno favorito il primo partito di opposizione, il Partito popolare. E poco importa se i tagli di bilancio sono stati decisi in buona parte dalle regioni, molte delle quali amministrate dai Popolari.

Alle elezioni municipali e regionali del 22 maggio scorso, la formazione guidata da Mariano Rajoy ha vinto a mani basse. Sconfitto due volte alle presidenziali, il leader dei Popolari ha ora l’opportunità di affermarsi alle legislative: “Domani mi metterò al lavoro e tutti i candidati del PP faranno lo stesso per portare a termine il nostro programma elettorale e raddrizzare la Spagna, la sua economia, creare posti di lavoro, insomma fare ciò che abbiamo promesso in questa campagna elettorale”.

A fine luglio, il premier Jose Luis Rodriguez Zapatero decide di andare incontro alle richieste dell’opposizione, anticipando le elezioni di 4 mesi. Secondo i sui calcoli, il momento dovrebbe essere favorevole ai socialisti: “E’ venuto il momento di annunciare un calendario preciso per le prossime elezioni legislative. Lo scrutinio avrà luogo il 20 novembre prossimo”.

E’ Alfredo Pérez Rubalcaba, ex ministro dell’Interno, che assume la candidatura socialista. Difficile, per lui, dissociarsi dal bilancio economico del governo di cui ha fatto parte, ma incassa una buona notizia quando l’Eta annuncia la fine della lotta armata.

Alfredo Pérez Rubalcaba: “Oggi l’Eta non è la protagonista, il protagonista è lo stato di diritto, perché è lo stato di diritto che ha vinto. Hanno vinto la democrazia e le istituzioni. E’ il momento di congratularsi con la polizia e la Guardia civil, per la loro efficacia e il loro impegno”.

Un successo difficile da mettere a frutto per i socialisti. La fine annunciata dell’Eta è eclissata dalla crisi economica.