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I turchi tedeschi fra integrazione e discriminazione

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I turchi tedeschi fra integrazione e discriminazione

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Ibrahim aveva 24 anni quando, nel 1969, lasciò il suo paese per affrontare l’avventura europea. È uno dei 710 mila turchi reclutati dalla Germania fra il 1961 e il 1973 per supplire alla carenza di manodopera provocata dalla guerra.

Racconta: “Non sapevo nemmeno dove andare a fare la spesa. Ero da solo, mi chiedevo come avrei fatto a cucinare e che cosa mangiare. Non conoscevo la lingua e mi trovavo di fronte a una cultura completamente nuova”.

La sua famiglia lo raggiungerà l’anno successivo. La Germania è oggi il loro paese d’adozione. I figli sono perfettamente integrati. Anche sua moglie, che pure ammette di non parlare bene tedesco, dice di sentirsi a casa in Germania: “Non mi sento straniera qui, ho amiche e vicine tedesche con cui condivido molte cose, cuciniamo insieme, andiamo in gita insieme, comunichiamo e ci capiamo molto bene fra noi”.

Ibrahim Esen ha scelto la naturalizzazione. Una scelta non facile, in Germania, perché non è consentita la doppia nazionalità, e quindi ha dovuto rinunciare al passaporto turco. Una scelta che in pochi si sentono di fare. Dei circa tre milioni di persone di origine turca che vivono oggi nel paese, solo 700 mila hanno scelto la nazionalità tedesca.

Non è uno di loro Sabahattin Sari, imprenditore che vive in Germania da trent’anni. Spiegq perché: “Integrazione per me significa accettazione reciproca, senza che io debba rinunciare alla mia lingua d’origine, alla mia religione, alla mia cultura. Perché, allo scopo di integrarmi, dovrei rinunciare alla mia identità? Questa non sarebbe integrazione, ma assimilazione”.

La pensano allo stesso modo i giovani nati in Germania: nel 95 per cento dei casi dicono di sentirsi turchi prima di tutto.

Forse una reazione, perché se la comunità turca può vantare i suoi milionari, i suoi artisti, i suoi politici e i suoi sportivi, i loro contributi alla grandezza tedesca non bastano a fermare le derive xenofobe.

Derive alimentate anche dalla crisi economica. È così che il libro choc di Thilo Sarrazin, secondo cui gli immigrati, fra cui i turchi, presto conquisteranno la Germania, ha venduto un milione e mezzo di copie.

E mentre Berlino e Ankara celebrano i cinquant’anni degli accordi che hanno permesso l’arrivo dei “Gastarbeiter”, la stessa Merkel non nega che le discriminazioni sono dure a morire, ma al tempo stesso chiede che i turchi si impegnino di più nell’imparare la lingua e la cultura tedesca.

Intanto, stanchi di essere considerati cittadini di serie B quando non un pericolo per la nazione, sono sempre di più i giovani laureati che fanno il cammino inverso e decidono di tentare la fortuna in Turchia.