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Rifugiati ambientali, un dramma destinato ad acuirsi

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Rifugiati ambientali, un dramma destinato ad acuirsi

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Costretti a fuggire da alluvioni, tempeste, ondate di siccità, i rifugiati per motivi ambientali sono destinati a diventare una delle conseguenze più visibili dei cambiamenti climatici in corso sul pianeta. Un recente rapporto commissionato dal governo britannico dedica un’ampia riflessione su questa nuova emergenza, che minaccia di influenzare pesantemente i flussi migratori nell’arco dei prossimi cinquant’anni.

Richard Black, co-autore di questo rapporto, ne ha parlato al microfono di euronews: “Anche se il clima sta cambiando ed è probabile che l’aumento di alluvioni e siccità spingerà alcune popolazioni a spostarsi, è anche vero che esiste già un movimento di persone verso aree che sono piuttosto esposte agli effetti di questi eventi climatici. In aggiunta, ci saranno forse diversi milioni di persone che potrebbero rimanere bloccate in queste aree a rischio. Questo significa che dobbiamo allargare la nostra comprensione dei legami tra migrazioni e cambiamento ambientale”.

I flussi migratori osservati in anni recenti rappresentano un fenomeno complesso, dalle cause talvolta molteplici, che gli autori del rapporto hanno tentato di decifrare: “Negli ultimi 40 anni, le regioni montuose si sono svuotate dei loro abitanti in modo piuttosto costante, ed eccezione del Nord America, e lo stesso si può dire anche per le regioni pianeggianti e secche. Il fenomeno si è rafforzato negli ultimi vent’anni. Invece, nelle zone basse e in quelle costiere, come i delta dei fiumi ad esempio, la popolazione è cresciuta enormemente, in buona parte per effetto delle migrazioni. Ora, molte di queste persone si stanno spostando verso le zone del mondo più esposte all’innalzamento dei mari, a tempeste tropicali, ad alluvioni. Quindi bisogna considerare che i mutamenti climatici non stanno semplicemente spingendo la gente a lasciare le aree più vulnerabili, ma influenzano anche le zone in cui la gente viene a insediarsi”.

In termini numerici, si tratta di flussi migratori piuttosto sostenuti, di cui già si può prevedere un aumento, per gli anni a venire, a causa delle tendenze demografiche. “E’ molto difficile prevedere quanti saranno i migranti in futuro. Al momento ci sono 200, 210 milioni di migranti nel mondo. Ma bisogna tener conto del fatto che la popolazione mondiale sta aumentando: abbiamo appena raggiunto quota 7 miliardi e le stime indicano che saremo 9 miliardi di persone nel 2060. Quindi, anche se la percentuale di migranti rispetto alla popolazione mondiale dovesse restare agli stessi livelli di oggi, ovvero intorno al 3%, dovremmo aspettarci 80 milioni di migranti in più entro il 2060. E’ molto difficile stabilire se i mutamenti climatici siano destinati a far aumentare o diminuire il numero di migranti, ma quello che sappiamo è che, in tutti i possibili scenari, in futuro ci saranno grandi flussi migratori, sia tra un paese e l’altro che all’interno dello stesso paese. E ci saranno anche diversi milioni di persone che non migreranno, ma resteranno esposte a eventi climatici estremi come siccità, alluvioni, uragani e così via”.

Gli autori del rapporto raccomandano ai governi di prevenire l’acuirsi di crisi umanitarie nelle zone più vulnerabili del pianeta e di gestire le ondate migratorie in modo ordinato.