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Attentato di Marrakesh: inflitta pena di morte

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Attentato di Marrakesh: inflitta pena di morte

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Si è chiuso con una condanna a morte e un ergastolo il processo relativo all’attentato di Marrakesh. L’attacco, avvenuto il 28 aprile in un bar della piazza principale, uccise diciassette persone, tra cui otto cittadini francesi, oltre a fare diversi feriti. La sentenza ha scatenato il caos fuori dal tribunale antiterrorismo di Salè, vicino a Rabat, dove i parenti dei condannati hanno gridato all’ingiustizia.

Rabbia e collera anche tra i famigliari delle vittime francesi, soprattutto nei confronti delle altre pene inflitte ai sette coimputati minori, tra 2 e i 4 anni, giudicate insufficienti: “Ricordate, tra quattro anni uccideranno i nostri figli – dice un famigliare di una vittima -. Certo”. “Io ho chiuso con il Marocco – dice una signora francese, parente di una delle vittime -. Torno in Francia e andrò in vacanza dove voglio, ma di certo non in Marocco perché qui danno il permesso di uccidere”.

Per il Marocco si è trattato del peggior attentato dal 2003. La pena di morte – inflitta all’esecutore materiale – è iscritta nel codice penale, ma non viene eseguita dal 1992. I condannati hanno dieci giorni per ricorrere in appello.