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Tunisia, riesplode la violenza a Sidi Bouzid

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Tunisia, riesplode la violenza a Sidi Bouzid

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La tensione resta alta a Sidi Bouzid. Nella città tunisina, teatro della rivoluzione dei gelsomini, il palazzo del governo regionale è stato circondato e dato alle fiamme. Il Tribunale è stato preso d’assalto da centinaia di manifestanti. Nella notte l’esercito è intervenuto con lancio di lacrimogeni per disperdere la protesta contro l’annullamento dei seggi della lista Petition Populaire in sei circoscrizioni. Tunisi ha imposto il coprifuoco, ma il candidato premier si rivolge con toni concilianti ai manifestanti.

“Ciò che trovo veramente pericoloso – ha detto Hammadi Jbeli – è che siano circolate delle voci secondo cui io avrei insultato i cittadini di Sidi Bouzid definendoli “marmaglia” … si tratta solo di calunnie”

Il complicato sistema elettorale tunisino non ha consegnato il Paese ad una maggioranza definita. Gli islamici del partito di Ennahdha con 90 seggi su 270 rappresentano la formazione di maggior peso. Hammadi Jbeli, candidato alla carica di primo ministro dovrà fare i conti gli islamici radicali e con i laici. Secondo alcuni osservatori gli scontri di Sidi Bouzid rappresentano una faccia della medaglia della contesa politica in corso nel Paese.