ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Accordo anti-crisi, prima riposta a timori del mercato

Lettura in corso:

Accordo anti-crisi, prima riposta a timori del mercato

Dimensioni di testo Aa Aa

L’Italia e il suo premier tornano a respirare, almeno per le prossime settimane. Ma il sollievo si avverte ovunque, da Washington a Pechino, e si riflette nell’euforia dei mercati finanziari. L’accordo faticosamente raggiunto a Bruxelles è la prima risposta forte dei leader europei a una crisi della zona euro che minaccia conseguenze globali.

Il primo capitolo di questo accordo riguarda la Grecia, il paese più esposto al rischio di default a causa di un debito pubblico che potrebbe presto toccare il 180% del Prodotto interno lordo.

Le banche sono state convinte ad accettare una riduzione del 50% dei crediti che vantano nei confronti di Atene. Il debito del paese passerà quindi dall’attuale 160% del Pil al 120% nel 2020. I governi della zona euro metteranno sul tavolo 130 miliardi di euro sotto forma di prestiti, mentre le banche cancelleranno 100 dei 210 miliardi di euro in titoli greci che hanno in portafoglio.

Secondo punto: il potenziamento del Fondo europeo di stabilità finanziaria. Il si della Germania, che più di tutti gli altri membri concorre al Fondo, è stato ottenuto con la garanzia che la sua quota non sarà aumentata.

In origine, il Fondo ammontava a 440 miliardi di euro. Ma, dopo gli aiuti a Portogallo e Irlanda, ne erano rimasti appena 250 miliardi. Il suo valore sarà quadruplicato a 1000 miliardi: una misura che punta a rassicurare i mercati, nell’eventualità di un intervento a favore dell’Italia o della Spagna. L’effetto leva sarà ottenuto con un doppio meccanismo: assicurare una parte del debito degli stati in difficoltà per consentire loro di continuare a rifinanziarsi sul mercato. E creare un Fondo presso l’FMI a cui parteciperanno economie emergenti come Cina e Russia.

Terzo punto: la ricapitalizzazione delle banche europee, che avverrà entro il mese di luglio 2012. Una misura intesa ad ammortizzare l’effetto della riduzione del debito greco. Il coefficiente patrimoniale sarà portato al 9%, ovvero a 106 miliardi di euro. Gli istituti dovranno cercare di finanziarsi con capitali privati, prima di ricorrere a fondi pubblici.

I dirigenti europei continuano a contare sulla Banca centrale europea, affinché regoli gli interventi di politica monetaria in base alle variazioni della congiuntura economica. E ribadiscono la necessità di una riforma della governance della zona euro.