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La crisi del debito aumenta l'euroscetticismo?

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La crisi del debito aumenta l'euroscetticismo?

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La crisi greca e il timore che contagi il resto della zona euro stanno spingendo i leader europei a rafforzare la governance economica dei 17 Paesi che adottano la moneta unica.

A sentir parlare di integrazione, gli euroscettici inorridiscono. Già contrari ad un’Europa politica ed economica, per loro è inimmaginabile dare ancor piu’ poteri a Bruxelles.

Euronews ha affrontato il tema con alcuni parlamentari euroscettici e con il Vicepresidente del Parlamento, Edward McMillan-Scott.

Paul Hackett, euronews:
Edward McMillan-Scott, vicepresidente del Parlamento europeo, osservando l’opinione pubblica nel Regno Unito, e in generale in Europa, pensa che l’atteggiamento negativo della gente possa in parte derivare dal fatto che l’Unione europea si sta trasformando in qualcosa a cui i cittadini non hanno mai dato il loro consenso?

McMillian-Scott:
C‘è una critica molto diffusa nel Regno Unito, ovvero che abbiamo dato l’ok ad un mercato comune e ci siamo ritrovati con un’unione politica. Ma in realtà quando abbiamo dato il nostro consenso a integrare i mercati, sapevamo che lo scopo finale era unire i popoli d’Europa. L’obiettivo era chiaro fin dall’inizio.

euronews:
Molte persone, molti euroscettici hanno la sensazione di essere stati ingannati sul progetto originale di Unione europea, non è d’accordo?

McMillian-Scott:
Possono pensarla così, ma quando guardo al mio Paese, so che 3 milioni e mezzo di lavori dipendono dalla nostra relazione con l’Europa e che più della metà dei prodotti britannici sono esportati negli altri Paesi europei. Come faremmo senza Europa? Una parte enorme degli investimenti stranieri in Gran Bretagna derivano direttamente dal fatto che il Paese faccia parte del mercato unico. E questi argomenti valgono praticamente per tutti i Paesi europei.

euronews:
L’euroscetticismo sembra aumentare in Europa. Secondo lei dipende dalla mancanza di leadership mostrata dai responsabili europei? Forse le persone sono semplicemente stufe che i leader non sappiano cosa fare?

McMillian-Scott:
Nelle elezioni del 2009, che in certo senso possiamo considerare come un voto d’opinione a livello europeo, abbiamo visto che la destra e l’estrema destra hanno guadagnato voti. E dopo allora i consensi sono ulteriormente aumentati. Sono emersi personaggi come Geert Wilders in Olanda, e le attività dell’estrema destra ungherese, o del Front national francese si sono sviluppate in nuove forze politiche. È molto preoccupante. Non so se dobbiamo attribuire quest’ascesa solo al fatto che il centro-destra non abbia saputo difendere le proprie ragioni. I motivi possono essere tanti, compreso il disastro economico del 2008, in cui ancora ci troviamo.

euronews:
Cosa devono fare i leader europei per arginare il fenomeno?

McMillian-Scott:
Penso che debbano difendere le ragioni dell’Unione europea. Se non esistesse, bisognerebbe inventarla. Dobbiamo riconoscere, per esempio, che l’euro ha creato 14 milioni di posti di lavoro e ha tenuto l’inflazione attorno al 2% per circa dieci anni.
Per quanto riguarda il mio Paese, il Regno Unito sta affrontando un’ondata di propaganda di organizzazioni e media anti-europei molto ben finanziati, che stanno intensificando la voce della fazione euroscettica.

euronews:
È fiducioso che i leader europei mercoledì riescano a trovare un accordo credibile per risolvere la crisi?

McMillian-Scott:
Sono ottimista sul fatto che tra i risultati della crisi avremo un’Unione europea più efficiente, un euro più stabile, governi nazionali, che dopo tutto sono i responsabili della crisi, più trasparenti e rispettosi delle leggi che loro stessi hanno creato e accettato. E un’altra conseguenza sarà che il Parlamento europeo sarà molto più coinvolto nel monitoraggio e nella sorveglianza della zona euro e della governance economica che sta emergendo.
Da europeista di lunga data, sono scoraggiato dall’attuale crisi, ma mi dà forza il pensiero che da questa fase possiamo far uscire qualcosa di nuovo, di utile e che garantisca più stabilità alla sicurezza e alla prosperità del nostro continente.