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Inchiesta su morte Gheddafi, Jalil rassicura su sharia

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Inchiesta su morte Gheddafi, Jalil rassicura su sharia

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Una commissione per indagare sulle circostanze che hanno portato alla morte di Muammar Gheddafi.

Lo ha annunciato il presidente del Consiglio nazionale transitorio libico, Mustafa Abdel Jalil, nel giorno in cui parla il comandante del gruppo che catturò Gheddafi: ‘‘Lo abbiamo caricato in ambulanza, sanguivava dalla testa e aveva sangue sull’addome – spiega Omar Al Shibani – Erano momenti concitati, non abbiamo fatto attenzione a dove perdesse sangue, ma è chiaro dalle foto che c’era sangue sui suoi abiti nella zona del torace e sangue che colava dal viso, ma non lo nego, era vivo”.

Il governo transitorio libico, intanto, ha deciso di sospendere le visite alla salma del colonnello nella sala refrigerata del vecchio mercato di Misurata

in cui è custodito il cadavere.

L’assassino del rais non ha ancora un nome, ma c‘è un altro candidato al ruolo di giustiziere: si presenta come Senad el Sadok el Ureybi. In un video diffuso da una tv russa, sostiene di essere stato lui ad uccidere il leader libico con due colpi d’arma da fuoco, alla testa e al petto.

E se le ultime ore di Gheddafi sono avvolte nel mistero, anche la nuova Libia nasce trascinandosi diversi punti interrogativi.

Jalil ha annunciato l’applicazione della sharia, la legge islamica, suscitando la preoccupazione della comunità internazionale sulla questione della tutela dei diritti umani. “Siamo musulmani moderati”, ha rassicurato il capo del Cnt.